.

Na strende m'agghje 'ndise atturne o core / de fueche. Na u fa cchjù, ca pozze more. Da “Nu viecchju diarie d'amore” di Pietro Gatti

sabato 14 marzo 2009

Riondino accompagna Vergassola...

Teatro Comunale di Ceglie Messapica.
Lunedì 16 marzo, ore 21
Riondino accompagna Vergassola ad incontrare Madame Bovary
con David Riondino e Dario Vergassola


Dopo aver riletto alla loro maniera uno dei più famosi e importanti capolavori della letteratura mondiale, il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes, Riondino e Vergassola propongono, senza timore e senza vergogna, un inedito e quanto mai improbabile incontro con il Gustave Flaubert di Madame Bovary. La cultura di Riondino si intreccia con il cabaret piccante di Vergassola creando un gradevole mix che promette una serata culturale dedicata alla scoperta di un capolavoro letterario dell’Ottocento europeo: se fossero stati due professori universitari, avrebbero magari scritto un trattato, ma essendo il loro mestiere quello dei ‘cantattori’ stralunati e comici, ne hanno ricavato uno spettacolo colto e divertente. I due immaginano, in questo nuovo lavoro teatrale, che il Ministero della Cultura lanci un’insolita campagna nei teatri, affidata ad attivisti organizzati nelle minacciose Brigate Culturali, con l’obbiettivo di alzare il livello medio degli attori di cabaret. Un comico scelto a caso tra i più ignoranti in letterature classiche verrà pubblicamente torturato in scena sotto forma di interrogatorio-lezione su un classico fondamentale dell’800: Madame Bovary di Gustave Flaubert. Viene estratto un nome che si è particolarmente distinto, tra molti, per il livello da bar della propria estetica: Dario Vergassola. Trascinato a forza sul palcoscenico, viene sottoposto da Riondino ad un interrogatorio su Flaubert e l’Ottocento. Constatata la sua ignoranza in materia, Vergassola è sottoposto alla pena di ascoltare la storia di Emma Bovary, che Riondino legge ed illustra, ed è costretto a commentare i passaggi della storia. Lo farà a suo modo, individuando nella Bovary di Flaubert quei passaggi e quei momenti che ancora ci parlano, tratteggiando la psicologia di una giovane donna di provincia in relazione alle occasioni che la vita le offre. A fronte della corrosiva vena satirica di Vergassola, il romanzo – questa è la scommessa – si rivela ancora vivo, provocatorio, sconcertante. La messa in scena, semplicissima, si basa sugli elementi primari della comicità: l’argomento e la parola, il tema e il ritmo. C’è qualcuno che legge e racconta un tema “alto”, e qualcun altro che lo riduce a comunissimi denominatori. Chi legge e racconta ha luci colorate e musiche, che ricordano l’enfasi della parola resa sacra dal tempo. Chi commenta è irrimediabilmente privo di colori, attaccato alla sua seggiola da bar. Chiosa Riondino: “Alla fine della seduta, nel migliore dei casi, si conseguiranno tre risultati apprezzabili. Il primo, aver alzato il livello medio di conoscenza del comico Vergassola; il secondo, quello di aver raccontato a chi non lo conosceva e ricordato a chi lo conoscesse il capolavoro di Flaubert. Il terzo, nel caso migliore, aver esposto in maniera chiara, senza altro strumento che non la voce e le parole, le tecniche, i ritmi, lo humour e la relazione tra attori che sono la sostanza del lavoro del comico”.