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Na strende m'agghje 'ndise atturne o core / de fueche. Na u fa cchjù, ca pozze more. Da “Nu viecchju diarie d'amore” di Pietro Gatti

venerdì 5 marzo 2021

Roberto ci ha lasciati di Vito Elia

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Roberto ci ha lasciati
di Vito Elia


Roberto ci ha lasciati!, chi?, e già, detto così a Ceglie difficilmente qualcuno riuscirebbe ad individuare quella persona che ora non c’è più. C’è un modo però per individuarla con immediatezza e cioè utilizzare la parlata domestica del tipo “nassé ci i muert?...Lubbert!, oppure, a voler essere più  precisi nella identificazione, nassé ci i muert?...Lubbert u puju!”. Ora, mi perdoneranno gli studiosi cegliesi del loro dialetto per le mie insopportabili carenze, rese ancora più evidenti in virtù del fatto che da Ceglie io sono andato via molti anni fa, tant’è che sostenere che il dialetto parlato oggi nella città messapica non è più quello di 50, 60 o più anni fa non è affatto una eresia. Ma il problema adesso non è un affare di lingua, di dialetto o di vernacolo, il problema è che Roberto, per i cegliesi Lubbert (Rubbert?), ci ha lasciati per sempre ed io lo ho appreso con alcuni giorni di ritardo. Una persona semplice Lubbert per i suoi compaesani, poco o addirittura per niente scolarizzata, ma una persona laboriosa e rispettabile, sempre indaffarata, assai disponibile verso tutti. Per i lavori più disparati, i più umili, come fare pulizie, e non importa dove, in casa, in chiesa, presso le cappelle cimiteriali oppure in campagna, a chiunque avesse avanzato richiesta lui rispondeva presente. Ha faticato tutta una vita per portare il pane a casa, e quando avevi bisogno di lui te lo vedevi piombare con il suo vecchio triciclo a motore a scoppio, del tipo Ape Piaggio, di quelli cioè che si possono guidare già a 14 anni e che non richiedono nemmeno il possesso della patente B. 

 Io Lubbert ho cominciato ad incontrarlo e conoscerlo personalmente attorno alla metà degli anni 70, quando cioè lui frequentava la Chiesa Madre, di fronte al Castello ducale. Tuttavia non è di questo periodo che voglio ora parlare, ma di un periodo antecedente, ovvero degli anni sessanta, quando cioè io Lubbert  non lo avevo ancora conosciuto di persona. Qualcuno si chiederà, ed è lecito, come faccio a parlare di lui relativamente a quel periodo. Lo spiego. Lubbert, per quanto figura umile, era paradossalmente una persona “in vista” in paese, per carità non nella accezione più elittuale del termine, come lo sono il sindaco, il parroco, il farmacista di quartiere, ma esattamente come lo sono determinate altre figure umili che, uscendo di casa, non puoi fare a meno di incontrare per strada, quando non in Piazza od in altri punti strategici della città. 

E’ per queste ragioni che mi è dato conoscere, sia pure assai superficialmente, la vita di Lubbert, sin dagli anni sessanta, quando suo papà gestiva una piccola macelleria posta dietro ad un angolo di Piazza Plebiscito. Era lì, all’imbocco di via Pietro Elia, che di buon mattino Lubbert era solito appendere a robusti uncini di acciaio posti all’esterno della lillipuziana macelleria mezzo maiale con la testa in giù, da una parte, e metri di salsicce avvolte a spirale e lunghe budelle riempite ad arte di sanguinaccio, quando non bianca e rugosa trippa bovina dall’altra, mentre  papà macellaio era intento a tagliare e selezionare le carni, tra le anguste pareti di quella minuscola macelleria posta sotto l’imponente maniero che fu dei Sanseverino. Terminata l’esposizione della merce, v’era consolidata abitudine che Lubbert si tuffasse a preparare sin dal mattino prelibatezze, da mettere sui carboni ardenti di un’apposita griglia posta all’aperto, sui primi gradini che si incontrano da Piazza Plebiscito imboccando proprio via Pietro Elia.

Attorno a mezzogiorno o alla sera il clou. Il profumo della carne, gli inebrianti sapori sprigionati dagli gnummariedd, dalle salsicce e dagli spiedini di quella griglia si diffondevano progressivamente per tutta la piazza Plebiscito, e per Lubbert era quello il momento di cominciare a riscaldare le corde vocali, a guisa di cantante lirico prima dell’apertura del rosso sipario. Così mentre il triciclo di “bamminiedd”, un corpulento omaccione, attraversava Corso Garibaldi al grido “one arrivat li cozz, so frisch li cozz” (sono arrivate le cozze, sono fresche le cozze – quelle allora prelibate del mar Piccolo della città dei due mari) accendeva repentina ed orgogliosa risposta dell’allora giovane Lubbert “ariost è cott, ariost è cott, ariost è cootttt!” (in breve, la carne arrosto è cotta). A squarciagola “Ariost è cott, ariost è cott, ariost è cootttt!”, così per anni e anni, finché il papà non ce la fatta più ed ha deciso la chiusura della macelleria. Da lì in poi, come ho avuto modo di anticipare, Lubbert ha riempito le sue giornate di duro ed umile lavoro, dal mattino alla sera, sino a qualche mese addietro, prima di ammalarsi gravemente ed aspettare che i suoi occhi chiudessero per sempre. Oggi Lubbert non c’è più, con lui se n’è andato un frammento, seppur infinitesimale, della storia legata in qualche modo alla ristorazione della nostra città.

Dagli anni 60 del secolo scorso molte cose sono cambiate, tant’è che oggi Ceglie viene da più parti indicata come capitale dell’enogastronomia di Puglia. Tra l’altro, molti i ristoranti e le trattorie e con essi molti i cuochi e gli chef affermati e ormai da tempo premiati, ultra premiati e pure stellati, spesso noti nel resto d’Italia e qualcuno persino nel mondo. A me, a scanso di equivoci, questo dato di fatto mi riempie di orgoglio, né dispiace affatto che alcuni di essi siano osannati pure dalla TV, quantunque sia consapevole di essere cegliese “solo” di nascita e per aver vissuto i primi 20 anni della mia vita nella città messapica.

Ecco, è qui il punto, i miei ricordi focalizzano proprio quel periodo storico della mia adolescenza, quando Ceglie era un tranquillo paese dell’entroterra pugliese, dove il fenomeno della  ristorazione conosciuto oggi era ancora agli albori, sostenuta da alcune trattorie, che chiamavamo “cantine”, dove per bere un bicchiere di vino ti veniva servito qualche pescetto fritto, o al più una “cuppitedda di brodo”, ben lontani cioè dalla realtà di oggi, dalle non poche attività che vantano innumerevoli riconoscimenti di “coltelli e forchette”, di “chiocciole” e persino di “stelle”. E Lubbert?, negli anni 60 c’era già! con la sua rudimentale griglia per cuocere carne per strada, fatta costruire da uno dei non pochi fabbri locali. A quel tempo le “cantine” costituivano la forma embrionale storica di quella che decenni più tardi sarebbe  riuscita a ritagliarsi un posto di tutto rilievo nei grandi circuiti della ristorazione regionale e nazionale. Tutto è nato e si è sviluppato facendo leva sulla fortunata tradizione culinaria della millenaria civiltà contadina e domestica locale, ed è bene che i giovani non lo disconosticano, perché conoscere la propria storia è fondamentale per progettare e costruire il proprio futuro. "Bisogna conoscere il passato per capire il presente e orientare il futuro" lo diceva Tucidide già attorno agli anni 460 404 a.C.. 

In questa ottica, mi pare sia giusto non dimenticare tutti gli attori, per quanto figure umili come quella di Lubbert, che nel passato hanno mosso i primi passi nel campo della ristorazione, dello “street food” in particolare che, proprio per le caratteristiche dei preparati (tra tutti gli gnummariedd), insieme ad altre bontà a forte connotazione locale identitaria come il “panino cegliese”, il “biscotto cegliese” delle storiche botteghe locali, hanno come catalizzato uno sviluppo di un numero sempre crescente di trattorie e ristoranti che, basandosi su una serie di altri genuini prodotti da forno, dell’agricoltura e degli allevamenti locali, hanno permesso alla città di Ceglie di raggiungere un impensabile primato, nel campo eno gastronomico più in generale. Ma c’è un ma, autentica iattura sarebbe se per tale raggiunto primato ci si abbandonasse a dormire sugli allori, invece di pensare al consolidamento, anno dopo anno, non solo puntando su innovazione e contaminazione, ma riscoprendo le radici più profonde, pregne di cultura culinaria di quella millenaria civiltà contadina, sostenuta da innumerevoli invisibili attori, come lo fu il giovane Lubbert che, infastidito dal grido di bamminiedd “one arrivati li cozz, so frisch li cozz!”, dava il meglio di se a squarciagola, intonando il suo solito e convincente ritornello “ariost è cott, ariost è cott, ariost è cottt”. Un invito a pasteggiare quest’ultimo che non sentiremo più, anche perché Lubbert è volato al cielo e non tra una, due o tre stelle, ma in mezzo ad uno sterminato firmamento.

Adieu Lubbert, adieu!, come avrebbe detto Joël Robuchon.

sabato 27 febbraio 2021

Dove stiamo andando? A far che?

 


Comunicato stampa

 Dove stiamo andando? A far che?

Abbiamo scelto di restare in silenzio in questi mesi per osservare cosa stesse accadendo alla nostra città. Sono trascorsi circa cinque mesi dal rinnovo del consiglio comunale ed in questo tempo abbiamo riscontrato situazioni contraddittorie e  talvolta ambigue. Comportamenti, a nostro avviso, determinati da una poca chiarezza della direzione che questa Amministrazione ha assunto.

Partiamo da cosa abbiamo apprezzato:

1) la volontà dell’amministrazione di partecipare a determinate occasioni di finanziamento quali ad esempio il finanziamento per gli “interventi di riqualificazione paesaggistica di proprietà pubblica” promosso dal Gal Alto Salento (di cui il comune è beneficiario con un contributo di 82.002 Euro), l’intenzione di partecipare ad altri avvisi quali “Fermenti in Comune” ed “Educare in comune”;

2) l’impegno con cui il Sindaco cerca di ottemperare alle urgenze della pandemia, con estrema onestà, siamo consapevoli che questa situazione non sia di poco conto.

Questi elementi però non possono distogliere la nostra attenzione da problematiche strategiche di una certa rilevanza.

Abbiamo riletto più e più volte le intenzioni del Sindaco e della sua amministrazione nel voler rendere questa città più bella, più innovativa, più sostenibile, più inclusiva.

Belle parole e buone intenzioni, ma come lo si vuole fare?

Ad oggi non ci è chiaro cosa si farà nei prossimi mesi (e dovremmo ragionare in anni) e in questo momento così difficile la poca chiarezza è pericolosa e traumatica.

Vorremmo conoscere ad esempio quali sono le iniziative poste in essere per supportare le famiglie con  persone diversamente abili in questo momento così complesso. Non parliamo di buoni spesa, attenzione, ci sono famiglie con ragazzi letteralmente rinchiusi in casa a causa della pandemia, e di certo questa condizione di esclusione non fa che peggiorare e incrementare le fragilità relazionali delle famiglie cegliesi.

Sempre per curiosità vorremmo sapere come l’Amministrazione intende rispondere alle esigenze di albergatori e lavoratori del settore turistico, quali strategie e azioni sta ponendo in essere per supportare i nostri imprenditori?

Ancora chiediamo per quanto concerne la nostra biblioteca e il nostro museo cosa si sta cercando di fare? Di certo diecimila euro per le attività di animazione (ci riferiamo all’ avviso pubblico per il riparto del fondo per il funzionamento dei piccoli musei) non colmeranno il vuoto lasciato dall’incuranza di amministrativa, un vuoto che ha lasciato i nostri ragazzi senza uno spazio per lo studio e l’accesso alla conoscenza.

Poiché abbiamo a cuore la cultura, cogliamo l’occasione per chiedere spiegazioni circa la mancanza di interesse dell’Amministrazione a partecipare alla preziosa occasione data dalla Regione Puglia di  restaurare e rifunzionalizzare gli “Attrattori culturali” per un importo massimale fino a due milioni di euro.  Somme di certo di non poco conto se pensiamo alle condizioni in cui versa il nostro Castello. Ci risulta che il Castello sia ancora lì, puntellato e in attesa di qualche miracolo. A tal proposito con numero di protocollo 5464 del 26/02/2021 abbiamo espressamente richiesto chiarimenti in merito  alla determinazione n. 91 del 04/02/2021. La documentazione relativa le vicende amministrative del progetto di restauro del Castello sembra presentare incongruità che potrebbero danneggiare la comunità cegliese.

Ancora cosa ne è stato della Consulta delle Associazioni? In un momento in cui i servizi terziari e associativi hanno dimostrato a livello nazionale la loro preziosità in termini di supporto sociale, relazionale, umano, sanitario, è dato sapere se e come l’amministrazione sta interagendo e lavorando con loro in termini di creazione  di benessere della collettività?

Una breve postilla poi è dovuta su un progetto che riteniamo meritevole e lodevole quale è “Il grillo parlante”. Realizzare un progetto di contrasto alla povertà educativa e alla promozione dell’inclusione sociale è sempre, e ribadiamo sempre, un’azione degna di stima e supporto. Ma quando questa amministrazione realizzerà un vero e proprio regolamento per l’affidamento degli spazi pubblici? Quello che intendiamo dire è che un’Amministrazione lungimirante affida gli spazi pubblici affinché questi impattino a lungo termine (lungo termine). Sempre un’amministrazione lungimirante si riserva  per alcuni spazi pubblici degli affidamenti temporanei “project specific” proprio per garantire anche a progetti temporanei di impattare comunque sul territorio. Questa amministrazione, sembra invece preferire politiche a macchia di leopardo. Suggeriamo quanto detto sopra: alcuni spazi che siano temporanei, altri affidati a lungo termine, orsù si necessita solo di un regolamento con tutti i crismi dovuti dal caso.

Potremmo ancora continuare con gli slogan lanciati Ceglie Plastic Free (di cui ci è nota solo l’iniziativa una fornitura scolastica di borracce) o “ Ceglie città accessibile” ma la verità resta che ad oggi NON ci è dato sapere quest’Amministrazione dove vuole andare, cosa vuole realizzare, quando e come.

Sarebbe un segnale forte e lungimirante sentire i nostri amministratori parlare di sostanza.

Saremo ben felici di ascoltare così da non ritenere questa una politica approssimativa e temporanea.

Ceglie Messapica 27 febbraio 2021

Ass. RIGENERA

mercoledì 24 febbraio 2021

Indovina chi viene a (s)Cena

 

Il 27 febbraio il progetto INDOVINA CHI VIENE A SCENA fa tappa al Teatro Comunale di CEGLIE MESSAPICA : PRENOTA il tuo SPETTACOLO GRATUITO
Per te due eventi teatrali inediti di 30 minuti allestiti appositamente per l’occasione. 🎭🍴 Il teatro arriva a casa tua a ora di cena con un evento e un ospite misterioso. Pronti? Via! 🍴🎭
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2. Inserisci i tuoi dati (controlla che l'email sia scritta bene e sia attiva, riceverai qui i dati di accesso). Accetta le condizioni di vendita e clicca " Acquista Biglietto". Vedrai un messaggio di conferma
3. Adesso vai nella tua casella di posta elettronica e verifica che ti sia arrivata una comunicazione da R3B3L. Conserva la comunicazione ricevuta, le informazioni riportate ti serviranno per accedere alla visione dell'evento il giorno e l'ora in programmazione. Se non ricevi l'email controlla nello SPAM o scrivi a info@rebellive.it
"Indovina chi viene a (s)Cena" è il nuovo format culturale online del Teatro Pubblico Pugliese e dei Comuni soci, che unisce artisti e pubblico in questo momento di sospensione dello spettacolo dal vivo.
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martedì 23 febbraio 2021

I Passionisti festeggiano San Gabriele dell’Addolorata.

 
I Passionisti festeggiano San Gabriele dell’Addolorata.

Inizia mercoledì 24 febbraio e termina sabato 27 febbraio, nella chiesa dei Padri Passionisti di Ceglie Messapica, il triduo in onore di San Gabriele dell'Addolorata, il santo più conosciuto della Congregazione della Passione fondata da San Paolo della Croce. 

San Gabriele dell’Addolorata nacque ad Assisi il 1 marzo del 1838 da una famiglia aristocratica e battezzato con il nome di Francesco, replicando, così, il nome del suo più illustre concittadino, san Francesco d’Assisi, di cui era particolarmente devoto. Francesco era l’undicesimo figlio di una famiglia di 13 figli, nati dal matrimonio di Sante Possenti e di Agnese Frisciotti, morta nel 1842 quando Francesco aveva appena 4 anni, e nonostante questo era una persona allegra e socievole.
Toccato dai vari avvenimenti tristi della vita, trascorsa spensieratamente nella Spoleto bene, dopo aver seguito le scuole dei Fratelli Cristiani e il Liceo dei Gesuiti, dietro la voce di Maria, Francesco decise di entrare nel noviziato dei passionisti a Morrovalle (Mc) nel 1856. Qui assunse il nome di Gabriele dell’Addolorata, impegnandosi a vivere così la spiritualità della Passione di Cristo e dei Dolori di Maria, di cui era particolarmente devoto fin da bambino.
Dopo una breve esperienza, da studente, nel Convento dei Passionisti di Pieve Torina, insieme agli altri studenti raggiunse la comunità dei Passionisti di Isola del Gran Sasso, per prepararsi, con gli studi, al sacerdozio. Non arriverà alla meta, in quanto morì di Tbc, dopo aver ricevuto gli ordini minori a Penne (Pe).
Dopo la sua morte, in seguito al ritrovamento della sua tomba, per sua intercessione, iniziarono i miracoli, al punto tale da essere prima dichiarato beato nel 1908 e poi Santo nel 1920.

sabato 20 febbraio 2021

Il cerchio delle fate

IL CERCHIO DELLE FATE

Vittoria Defazio ci delizia con un altro racconto col suo ultimo  "Il cerchio delle fate". Ormai la scrittrice cegliese è al suo quinto racconto e il suo stile e la sua dimensione estetica è ormai consolidata. Di recente per premiare la sua bravura gli ho voluto dedicare il saggio "Nei labirinti della mente" e da esso traggo spunto per mettere in rilievo alcune riflessioni su questo suo ultimo lavoro:

"Nel 2020 la mente creatrice della Defazio, si avventura in un'altra fiaba incantata: "Il cerchio delle fate". La sua mente sembra il punto originario del Big-Bang da cui si sprigiona un'energia su fasci di luce coloratissimi. Ancora una volta,in questo racconto, vuole venire a capo del mistero della vita e mi convinco sempre più dell'idea che tutta la sua opera è un inconscio religioso tentativo di spiegarne il mistero. La parola "sacro" non a caso è riservata al pane, rito sacro della vita. [...] D'altro canto la rappresentazione eucaristica non rappresenta simbolicamente questo rito antico, segno della continuità comunitaria della vita?[...] Nell'entropia dell'amore ritornano prepotenti le voci di dentro, ma nella parabola  ascendente di molti eventi nefasti, il vero miracolo era sempre il sopravvento della vita e anche l'amore si trasforma e si rigenera in Agape e le nostre ossessioni ci aiutano a sopravvivere, mentre le fate si adoperano a tessere il loro cerchio d'amore. Così la fiaba raccontata volge, nonostante tutto, verso il lieto fine: - Le fate buone erano intervenute anche nel loro amore ed avevano consentito alla loro storia di rinascere nella perfezione di un cerchio, dove tra l'inizio e la fine c'è una soluzione di continuità che si nutre d'amore ininterrotto".

Il libro naturalmente ha altre piste di lettura che il lettore avrà modo di individuare e apprezzare: scenari di vita-morte che si capovolgono disperatamente e dalla morte nasce la vita che è il frutto dell'amore umano; l'illusorietà della vita che ci sballotta nel gioco dell'esistenza.; la simbiosi dell'essere umano con la propria terra.

Brava Vittoria e ad maiora. Ti aspettiamo per incantarci con un altro sogno e un'altra fiaba.
Vincenzo Gasparro


Vittoria Defazio è nata a Ceglie Messapica, si è laureata in Lettere moderne con indirizzo storico-artistico presso l'Università deli Studi Aldo Moro di Bari dove, dopo la laurea, ha an- che frequentato diversi corsi di perfezionamento che hanno stimolato la sua innata creatività. Insegna materie letterarie nella scuola secondaria di I grado e dedica il tempo libero alle sue passioni: la lettura, la scrittura e la pittura. Ha pubblicato: Il filo dipanato. Nel giardino di cannella pergolato di conchiglie, nel 2010 e L'archivio dei sogni, nel 2011, Atlante castello galleggiante nel 2016, La ricamatrice, la ricamata e la ricamanda nel 2017 con Schena Editore.

sabato 6 febbraio 2021

Donazione Avis


Donazione Avis domenica 7 febbraio dalle 8:30 alle 11:30 nei pressi del "Centro Anziani" con autoemoteca. 

Per donare è necessaria la prenotazione al  numero 3396149697 oppure 0831/379256. 

Le donazioni di sangue salvano la vita di circa 630mila persone all’anno solo in Italia, in media circa una al minuto.

Le trasfusioni di sangue sono indispensabili nel trattamento di moltissime patologie. Un paziente affetto da talassemia, per fare un esempio, ha bisogno di circa 25 trasfusioni di sangue all’anno per vivere. Dalle 30 alle 40 sacche di sangue servono dopo un intervento chirurgico delicato come un trapianto di cuore. Trasfusioni servono anche per trattare la leucemia o le insufficienze renali croniche.

Donare il plasma, la parte liquida del sangue, serve poi a produrre medicinali salvavita, i cosiddetti plasmaderivati come l’albumina o le immunoglobuline, utilizzati per diverse terapie, da quelle per le malattie del fegato fino ai trattamenti antitetano.

Il sangue è una risorsa fondamentale e non esiste al momento un’alternativa che possa sostituirlo. Le sperimentazioni sul sangue sintetico, seppure promettenti, molto difficilmente potranno portare a cambiamenti su larga scala, se non in un futuro che è difficile immaginare prossimo.

Donare il sangue è anche un modo per tenere sotto controllo la propria salute. Infatti, al momento della donazione il donatore viene sottoposto a un emocromo completo e al test per individuare HIV, epatite B e C e sifilide e ai donatori periodici vengono controllati regolarmente anche i livelli di colesterolo, trigliceridi, creatinina e ferritina.

lunedì 1 febbraio 2021

Una monografia su Giuseppe Elia

GIUSEPPE ELIA 

Non solo si interessa al settore oleario, con grandi risultati, premiato con medaglie d’oro sia alla Mostra internazionale di Milano (1881) che a quella di Torino (1884), ma è un attento amministratore, innamorato della sua Città che migliora con strade, quartieri, illuminazione, la costruzione del teatro comunale, del macello, del carcere ed altre opere, ma anche attento ai problemi e al recupero dei giovani di Ceglie, attraverso l’istruzione e la musica. 

Ceglie e il suo territorio è al centro della sua attività sia di sindaco che di consigliere provinciale. I suoi interventi e le sue proposte sono accettate anche dalle opposizioni. Sempre presente nelle riunioni della deputazione provinciale, con faticosi viaggi da Ceglie a Lecce, difende la sua terra e il territorio salentino.

Numerosi sono gli amici ma anche... i nemici. I fratelli Pattison, il ministro Grimaldi, Cosimo De Giorgi, Raffaele De Cesare, Oreste Bordiga, il principe Dentice di Frasso, gli onorevoli Brunetti e Trinchera, il consigliere Tanzarella ed altri sono vicini alle vicende di Elia. Muore improvvisamente il 30 maggio 1887 a Roma, dove la mattina è ricevuto dal ministro Grimaldi per discutere sull’agricoltura di Terra d’Otranto e sui rimedi alla crisi agraria. 

Ceglie ha un debito nei confronti di Elia, «che non ha mai avuto dopo la sua morte, nella città natale, l’onore di essere ricordato per quello che ha realizzato e per le opere che ha lasciato». 

Sembrava chiusa la vicenda su Giuseppe Elia, ma Michele Ciracì e Franco Antonio Mastrolia continuano ad occuparsi, con una monografia (che sarà presentata in diretta Streaming il 4.2.2021) di Elia, uno dei più importanti personaggi della storia cegliese e del Meridione. Volume che è stato stampato con il fattivo contributo di Agrimenga e della famiglia Menga e  la collaborazione di Francesco Moro 

Grazie al ritrovamento di nuovi documenti che si ritenevano perduti e attraverso la stampa dell’epoca, gli autori hanno ricostruito l’ascesa e il declino del cav. Elia, in occasione dei duecento anni della nascita di Giuseppe Antonio Maria, sottolineano - ancora una volta - il ruolo fondamentale svolto nella Ceglie ottocentesca, ma anche per far conoscere alle nuove generazioni le vicende del Sindaco, dell’Imprenditore e del Mecenate, ancora poco conosciute.

CHI VORRA' PRENOTARE L'ACQUISTO DEL LIBRO POTRA' RIVOLGERSI   SU WHATSAPP  O FACEBOOK - ( MICHELE CIRACì - CELL. 338/7225497)

mercoledì 20 gennaio 2021

Centro per l'Infanzia “Il Grillo Parlante”


 SI INAUGURA IL CENTRO PER L’INFANZIA “IL GRILLO PARLANTE” PRESSO IL MAC 900 IN VIA SAN PAOLO DELLA CROCE.

La Società Cooperativa Sociale L'Ala, in collaborazione con l'Amministrazione Comunale di Ceglie Messapica, è lieta di presentare il Centro per l'Infanzia (Ascolto, Informazione, Servizi), nell'ambito del Progetto Eco 2020 per il contrasto alla povertà educativa minorile promosso dall'Impresa Sociale Con i Bambini. Venerdì 22 Gennaio 2021, alle ore 12:00, presso “Mac 900” in Via San Paolo della Croce a Ceglie Messapica, il presidente della Società Cooperativa Sociale L'Ala Leonardo Sarcinella, alla presenza del Sindaco Angelo Palmisano, dell'Amministrazione Comunale e della Dirigente dei Servizi Sociali Dott.ssa Chiara Faita, presenterà i servizi previsti all'interno del  Centro per l'Infanzia “Il Grillo Parlante” .

Prenderanno parte alla Conferenza Stampa due Associazioni  di promozione culturale del territorio, Casarmonica e Testa in Giù che presenteranno rispettivamente il laboratorio ludico-ricreativo e il progetto teatrale che saranno realizzati all'interno del Centro per l'Infanzia “Il Grillo Parlante”.

A causa dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19 l’evento non potrà essere aperto alla cittadinanza ma sarà possibile seguirlo attraverso la diretta  alla pagina Facebook “L'Ala Società Cooperativa Sociale”.

venerdì 15 gennaio 2021

Giorno della Memoria

 


MERCOLEDI’ 27 GENNAIO 2021 – GIORNO DELLA MEMORIA: INIZIATIVE DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE – ASSESSORATO ALLA CULTURA

L’Amministrazione Comunale – Assessorato alla Cultura, per celebrare, seppur a distanza, il Giorno della Memoria, nel 76° anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, invita tutta la cittadinanza a partecipare alle seguenti iniziative on line da tenersi sui canali social (Facebook, Instagram, YouTube, ecc.) :

• Voci di Memoria (per partecipare all’iniziativa basta postare sul proprio Profilo o Pagina Facebook, Instagram, o altro social, un video con letture, racconti, brani recitati, musiche, danze, canti, ecc. sul tema della giornata ed aggiungere gli Hashtag #GiornoDellaMemoria #vocidimemoria #cegliemessapica)

• Immagini di Memoria (per partecipare all’iniziativa basta postare sul proprio Profilo o Pagina Facebook, Instagram, o altro social, un video con immagini, foto, disegni, testi scritti, ecc. sul tema della giornata ed aggiungere gli Hashtag #GiornoDellaMemoria #immaginidimemoria #cegliemessapica).

Le suddette iniziative sono rivolte ad associazioni, gruppi, istituzioni scolastiche, artisti e singoli cittadini che desiderano, come comunità cittadina, onorare il “Giorno della Memoria”.

Inoltre tutti coloro che intendono rendere pubblica sulla PAGINA FACEBOOK ufficiale “Comune Ceglie Messapica” l’adesione alle suddette iniziative ed autorizzarne la condivisione devono inviare una email all’indirizzo cegliepartecipa@ceglie.org, entro lunedì 25 gennaio alle ore 12.00. Nella stessa mail è necessario indicare nome, cognome, numero di telefono, iniziativa a cui si intende partecipare (Voci di Memoria o Immagini di Memoria), nome della Pagina o del Profilo Facebook da condividere e dichiarazione di liberatoria e autorizzazione al Comune alla pubblicazione in rete o eventuale stampa per gli usi attinenti alle suddette iniziative.

A coloro che invieranno mail sarà attribuito un attestato di partecipazione alle iniziative quale gesto di cortesia per aver voluto aderire alle proposte condividendo il proprio impegno con la comunità cittadina. L’attestato di partecipazione sarà consegnato in apposita manifestazione da organizzare nei prossimi mesi.

L’Assessore alla Cultura Antonello Laveneziana
Il Sindaco Angelo Palmisano

mercoledì 13 gennaio 2021

La bugia più innocente del mondo

La bugia più innocente del Mondo
Racconto di Natale
Cosimo Menga

Una notte un ragazzo ebreo di nome Ismaele si è ritrovato, dopo tante peripezie e pericoli, nella piccola grotta del Natale di duemila anni fa. Non si tratta solo di un sogno o di una favola, in questo piccolo libro (fantastico e avventuroso) c'è molto di più. “I sogni e i ricordi aiutano a rafforzare la fede e la speranza per un mondo migliore. Signore Gesù, col cuore facci ritornare bambini. Ridai a noi quell’innocenza che da soli non riusciamo a ritrovare. Il Natale è una celebrazione dell'amore e dobbiamo viverlo insieme. Dentro di noi ci sia sempre la presenza dello Spirito natalizio di una nuova rinascita nei nostri cuori”.
Cosimo Menga

Cosimo Menga.
Sono nato in un piccolo borgo di periferia, in una povera stanza dove si viveva in quattro. Unica scuola elementare con cinque classi, dalla prima alla quinta. Per due anni ho dovuto rinunciare all'istruzione per aiutare mio padre nei campi. Ripresi gli studi sono diventato infermiere e da allora quella è stata la mia vita. Scrivo per passione e ho già pubblicato un libro: "I miracoli dell' amore".

In vendita presso la libreria "Pensiero Bambino" di Ceglie Messapica e sul sito Amazon.it.