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Na strende m'agghje 'ndise atturne o core / de fueche. Na u fa cchjù, ca pozze more. Da “Nu viecchju diarie d'amore” di Pietro Gatti
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sabato 14 maggio 2016

U zampagnule

Una conversazione captata al bar tra due ex politici:

T. Ar. : "One maturà!"
           (tr. matureranno)
R. Ar. : "Ci na mittime u zampagnule nange maturine!"
            (tr. Se non mettiamo "u zampagnule" non matureranno!)

Che cosa avranno voluto dire?
O forse si stanno dedicando semplicemente all'agricoltura?
Mah!


Zampagnule = Blastophaga psenes


CAPRIFICAZIONE. - Con questo nome s'indica una pratica molto diffusa fra gli agricoltori dei paesi meridionali d'Italia, che consiste generalmente nell'appendere, in primavera più o meno avanzata, agli alberi di molte razze di fichi eduli un certo numero di ricettacoli (fioroni) maturi di caprifico, per obbligare le femmine della Blastophaga psenes (Imenottero Calcidoideo della famiglia degli Agaonidi) che escono da quelli, a penetrare nei giovani ricettacoli (forniti) dei fichi commestibili, i quali hanno bisogno dell'intervento dell'insetto pronubo (e quindi dell'impollinazione) per portare a maturazione o a maggior accrescimento i loro frutti. 

lunedì 19 ottobre 2015

Ma che bel porcino...

Alcuni funghi dei boschi cegliesi raccolti e classificati gentilmente dal prof. Cosimo Francesco Palmisano, tra questi un bel porcino di 450 grammi.

BOLETUS AERUS 




Classe: Basidiomiceti
Nome scientifico: Boletus aereus Bull.: Fr.
Nomi volgari: Porcino nero - Boleto bronzeo - Bronzino - Bulé
Caratteristiche morfologiche
Cappello: 6-24 cm, emisferico, poi convesso, infine aperto, sodo, col tempo più morbido; da giovane bruno scuro con vaste zone irregolari più scure su fondo più pallido, bruno-ocraceo; superficie vellutata.
Tubuli: fini, semplici, lunghi, quasi liberi; bianchi o giallo-pallidi.
Pori: piccoli, fitti, in principio chiusi; di colore biancastro, poi giallastri.
Gambo: 5-12 x 3-7 cm, duro, dapprincipio ingrossato bulboso alla base poi cilindrico; brunastro; superficie ricoperta da un fine reticolatura, prima pallide poi più o meno colorate nel fungo adulto.
Carne: dura, bianca, non colorata sotto la cuticola del cappello. Odore e sapore gradevoli.
Spore: bruno-olivastro in massa.
Commestibilità, habitat e osservazioni
Relazione con l'ambiente vegetale circostante: fungo simbionte.
Si trova nei boschi di latifoglie (specialmente castagni e querce), dalla tarda primavera all'autunno.
Eccellente commestibile, migliore del Boletus edulis per la sua carne più consistente. Esistono varie specie e sottospecie di Boleti molto simili, tutte di ottima commestibilità, che si differenziano per il colore più o meno scuro del cappello, dei tubuli e del gambo.
Fonte


RUSSULA ILICIS


Etimologia

Russula  =  piccola rossa (dal latino, diminutivo di russus  = rosso),
ilicis = del leccio (specie del genere Quercus, di cui la specie è principalmente simbionte).


Sistematica
Regno: Fungi, Divisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Subclasse; Agaricomycetideae, Ordine: Russulales, Famiglia: Russulaceae, Genere: Russula, Sezione: Heterophyllae, Subsezione: Ilicinae, Specie: ilicis.

Commestibilità
Commestibile ottimo; si presta ad essere consumato anche crudo in insalata.

Descrizione
Il cappello misura 50-130 mm di diametro, all’inizio globoso diviene convesso-depresso al centro, infine spianato con leggera depressione centrale o concavo-subimbutiforme a maturazione; il margine è prima involuto poi incurvato verso il basso, con la cuticola intera e liscia, debolmente scanalata al bordo nel vecchio, separabile fino ad un terzo del raggio, umida e lucente nel giovane poi asciutta ed opaca, biancastra o biancastro-crema, sfumata di tonalità pallide rosa-lilacine poi grigina-beige negli adulti  con macchie rossastre nei punti erosi.
Le lamelle sono, prima fitte poi più spaziate, attenuato-annesse o sublibere, forcate verso il gambo, con rare lamellule interposte, rigide ed inizialmente un po’ lardacee, bianche poi crema pallido con deboli riflessi ocracei e macchiate, a partire dal filo, di brunastro-ruggine a maturazione.
Il gambo misura 35-65x15-25(35) mm, cilindrico, tozzo, leggermente attenuato verso la base, pieno e sodo poi appena midolloso, cassante alla frattura, asciutto e pruinoso nel giovane poi rugosetto, bianco e macchiato di rossastro verso la base negli esemplari adulti.
La carne è alquanto soda e consistente, cassante alla frattura, bianca ovunque con odore debole e sapore mite nel giovane, moderatamente acre nelle lamelle dei vecchi esemplari. Viraggio grigio-rosa molto pallido con solfato ferroso, bruno porpora con fenolo, azzurro pallido con tintura di guaiaco.
Le spore misurano 6,5-9 x 5-8 micron e presentano verruche dense subreticolate, da largamente ellittiche a subglobose, crema in massa.
È una specie che cresce soprattutto nelle leccete; molto diffusa già in prima estate, a gruppi di numerosi esemplari, in luoghi aperti e soleggiati, ma eccezionalmente anche sotto Quercus pubescens e Ostrya carpinifolia.
Fonte

RUSSULA DELICA


Classe: Basidiomiceti
Nome scientifico: Russula delica Fries
Sinonimo: Lactarius exsuccus Otto
Nome comune: Durei - Russula delica
Caratteristiche morfologiche
Cappello: 6-15 cm, biancastro, sovente screziato di bruno-ocraceo, prima emisferico poi convesso, infine scavato in modo largo e profondo, cuticola non separabile, secca, pruinosa, con fibrille radiali, rugosa, sporca di terra.
Lamelle: larghe e spaziate, adnate, decorrenti, biancastre poi ocra-pallide, rigide.
Gambo: 2-5 x 1-3 cm, bianco, con macchie brunastre, superficie dapprima uniformemente opaca poi satinata, che può divenire rugosa.
Carne: bianca poi leggermente bruna o rosa dopo qualche ora di esposizione all'aria, spessa, dura, odore complesso di frutta o pesce, sapore acre.
Spore: bianco-crema.

Commestibilità, habitat e osservazioni
Relazione con l'ambiente vegetale circostante: fungo simbionte.
Cresce nei boschi di latifoglie in suoli calcarei o silicei, dalla fine della primavera all'autunno.
Mediocre commestibile.
Fonte

RUSSULA CYANOXANTHA 


Classe: Basidiomiceti
Nome scientifico: Russula cyanoxantha Schff.: Fr.
Nome comune: Russula maggiore - Moreleto
Caratteristiche morfologiche
Cappello: 4-15 cm, prima arrotondato poi convesso, depresso, colore blu-viola o verde-nerastro, grigio violetto e spesso con macchie di vari colori, cuticola in parte separabile, umida, con margine prima incurvato poi ottuso.
Lamelle: fitte, di consistenza grassa, lardose al tatto, bianco o leggermente azzurrognole.
Gambo: 4-10 x 1,6-5 cm, prima carnoso e sodo poi spugnoso, pruinoso, bianco o tinto di violetto con macchie brune.
Carne: bianca e soda; togliendo la pellicola si mette a nudo una carne pigmentata di colore ciclamino; senza odore, sapore dolce di nocciola.
Spore: bianche in massa.

Commestibilità, habitat e osservazioni
Relazione con l'ambiente vegetale circostante: fungo simbionte.
Molto comune, si trova nei boschi. Estate-autunno.
Ottimo commestibile, è fra le Russule più apprezzate.
Le Russule, di cui alle volte è molto difficile riconoscere la specie, sono l'unico genere di cui può essere determinata la commestibilità con una prova empirica: è sufficiente masticarne un pezzetto e scartare le specie a sapore nettamente acre. Non è detto per questo che tutte le Russule acri siano tossiche. Certo che, per tale diagnosi, è necessario riconoscere con certezza che si tratta del genere Russula, altrimenti una Amanita phalloides, mortale, che non ha sapore acre, potrebbe essere scambiata con una Russula verde, commestibile.
Fonte

LACTARIUS ZONARIUS 




Etimologia
Lactarius = attinente il latte (dall'aggettivo latino) per il latice che le lamelle secernono;
zonarius = con delle zone (dall'aggettivo latino) per le zone concentriche evidenti sulla super-ficie del cappello

Sistematica
Regno: Fungi, Divisione: Amastigomycota, Subdivisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Sottoclasse: Agaricomycetideae, Ordine: Russulales, Famiglia: Russulaceae, Genere: Lactarius, Sottogenere: Lactarius, Sezione: Zonarii, Specie: zonarius.

Commestibilità
Non commestibile.

Descrizione
La Sezione Zonarii comprende Lattari il cui cappello, usualmente viscido, appare più o meno zonato, con bande concentriche di colore variamente sfumato gialle, aranciate o rossastre. Margine glabro. Il latice è bianco immutabileo grigio verdastro quando essicca sulle lamelle. Una delle specie più rappresentative di questa sezione è Lactarius zonarius del quale forniamo la seguente descrizione:
Carpoforo di medie dimensioni, con cappello, carnoso e sodo, il cui diametro può raggiungere e superare i dieci centimetri di diametro. Convesso all'inizio, diviene poi piano e a maturità profondamente depresso fino a imbutiforme; margine ricurvo, ondulato, involuto, non striato, talora leggermente pubescente. La cuticola è di medio spessore, asciutta o un po' vischiosa col tempo umido, di colore giallo con sfumature aranciate-rugginose: le colorazioni assumono tonalità più o meno intense disponendosi in forma di zonature concentriche dal centro alla periferia.
Lamelle mediamente fitte con numerose lamellule e biforcazioni in prossimità del gambo. Da lievemente adnate a decorrenti, sottili, di colore variante dal bianco-crema, al crema giallastro, fino a crema-ocraceo, con riflessi carnicini. Tagliente dello stesso colore, unito, regolare. Alla rottura o al taglio secernono un latice biancastro, immutabile, da prima mite poi acre
Gambo cilindrico, inizialmente robusto e duro, poi farcito ed infine cavo, con superficie liscia o occasionalmente ornata da scrobicoli giallastri più o meno fitti ed infossati (nella varietà scrobipes). Colore crema-biancastro macchiato sovente di giallastro o di brunastro.
Carne soda e compatta nel cappello e all'esterno del gambo, cotonosa all'interno; il colore è bianchiccio ma tendente ad assumere tonalità rosate al taglio e a divenire grigiastro con l'invecchiamento. Odore fruttato, sapore piccante ma non bruciante. Si tinge di blù/verde scuro von tintura di Guaiaco, grigio verde pallido con solfato ferroso (FeSO4).
Le spore, da sub globose a ellittiche sono ornate da verruche ed ornate da creste parzialmente amiloidi; hanno le seguenti misure: 8 / 10 x 6 / 8 micron.
Predilige terreno calcareo e cresce, dall'estate all'autunno, in più esemplari, sotto latifoglie, in particolare associato a querce, a carpini o a faggi..

Cantharellus cibarius 



Atlante dei funghi - Funghi commestibili e velenosi
Classe: Basidiomiomiceti
Nome scientifico: Cantharellus cibarius Fr.
Nome volgare: Gallinaccio - Galletto - Finferlo - Giallino
Caratteristiche morfologiche
Cappello: 1-12 cm, carnoso, grosso, sodo, convesso e schiacciato poi aperto, più o meno depresso al centro, liscio, opaco; variante dal giallo arancio, raramente bianco; margine involto che si distende molto tardi, generalmente sinuoso, lobato, irregolare.
Lamelle: pliciformi, molto decorrenti; concolori al cappello.
Gambo: 3-7 x 0,7-2 cm, pieno, sodo, nudo, generalmente attenuato dall'alto in basso, anche cilindrico o irregolare; dello stesso colore del cappello. Carne: bianca o leggermente giallastra sotto la superficie, che rimane a lungo senza alterarsi, soda. Odore caratteristico. Sapore dolciastro.
Spore: giallo-pallide in massa.
Commestibilità, habitat e osservazioni
Relazione con l'ambiente vegetale circostante: fungo simbionte.
Molto diffuso, si trova dalla primavera all'autunno.
Ottimo commestibile. Facilmente riconoscibile, è fra i funghi piu' conosciuti e raccolti. Esistono diverse varietà, con colorazioni diverse, dal chiaro quasi bianco all'arancio vivo.
Fonte

Attenzione non consumare funghi spontanei senza aver prima provveduto alla identificazione micologica avvalendosi del parere tecnico/sanitario di personale qualificato.

venerdì 21 marzo 2014

Un po' di erba?

Erbe spontanee salentine 
di Giuseppe Cavallo. 
Clicca qui per vedere le altre foto.

Boccione maggiore spaccapètrə
Crespino lu zanconə
Borragine fiore
Crocus biflorus zafferano selvatico zafränə

lunedì 17 marzo 2014

Sono tornati e sono ancora nudi ...


L'orchide italica (Orchis italica Poir., 1798), nota volgarmente come uomo nudo, è una pianta della famiglia delle orchidacee. Come ricorda il nome, è una delle più diffuse orchidee selvatiche in Italia. Deve il nome comune alla forma del labello del fiore che sembra imitare il corpo di un uomo, compreso il sesso. Si trova nei paesi del Mar Mediterraneo, dal Nordafrica e dalla penisola iberica sino al Medio Oriente; in Italia è diffusa nelle regioni centro-meridionali ed in Sicilia, manca nelle regioni settentrionali ed in Sardegna.
Preferisce i prati aridi, le garighe, la macchia mediterranea o i boschi luminosi con predilezione per i suoli calcarei, da 0 a 1300 metri sul livello del mare.
Le orchidee selvatiche in Italia comprendono 29 generi e 189 tra specie e sottospecie.




Altri fiori selvatici









venerdì 15 giugno 2012

Ei fu...


Un altro segno del panorama della città di Ceglie Messapica sta scomparendo: la palma degli orti periurbani sta morendo. 



venerdì 4 maggio 2012

Uomini nudi

L'orchide italica (Orchis italica Poir., 1798), nota volgarmente come uomo nudo, è una pianta della famiglia delle orchidacee. Come ricorda il nome, è una delle più diffuse orchidee selvatiche in Italia. Deve il nome comune alla forma del labello del fiore che sembra imitare il corpo di un uomo, compreso il sesso. Si trova nei paesi del Mar Mediterraneo, dal Nordafrica e dalla penisola iberica sino al Medio Oriente; in Italia è diffusa nelle regioni centro-meridionali ed in Sicilia, manca nelle regioni settentrionali ed in Sardegna.
Preferisce i prati aridi, le garighe, la macchia mediterranea o i boschi luminosi con predilezione per i suoli calcarei, da 0 a 1300 metri sul livello del mare.
Le orchidee selvatiche in Italia comprendono 29 generi e 189 tra specie e sottospecie.

mercoledì 15 febbraio 2012

Erbe e fiori

Riconoscere le erbe eduli, che crescono spontaneamente sulle pendici delle Murge nei campi abbandonati o in quelli condotti con metodi biologici, permette di stare a contatto con la natura e di cucinare qualcosa di buono con i sapori tipici dell'arte culinaria pugliese che non ci appartengono più.


Continua qui.
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Corso teorico-pratico di riconoscimento delle orchidee spontanee

Il Parco Naturale Regionale delle Dune costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo, insieme alle associazioni WWF Martina Franca e Terre di Basilio, a SERAPIA cooperativa e al Gruppo Italiano Ricerca Orchidee Spontanee, organizza un corso teorico pratico per il riconoscimento delle orchidee spontanee.
Il corso sarà ripetuto in due appuntamenti, il 25 febbraio e il 31 marzo 2012 presso la Casa del Parco, il centro visite del Parco delle Dune Costiere, e consisterà, in entrambe le date, in una breve lezione introduttiva sulla biologia, l'ecologia e le specie di orchidee presenti nel territorio pugliese a cui seguirà una passeggiata tra le lame e le dune fossili dell'area protetta per riconoscere in campo le fioriture delle orchidee spontanee.
Continua qui.

venerdì 16 ottobre 2009

Funghi

I funghi sono stati da sempre un alimento ricercato pazientemente nei boschi. Si cibavano di essi sia gli antichi egizi che gli antichi romani.  


I fattori che spingono l’uomo alla raccolta dei funghi sono diversi: il desiderio di ricerca ed esplorazione, il bisogno di vivere a stretto contatto con la natura e la voglia di recuperare i sensi ormai poco usati: vista, olfatto, tatto, sapore. L'insieme di questi elementi costituiscono la spinta iniziale, che ti permette di vivere un’esperienza lontano dallo stress della vita quotidiana.


Si stimano in almeno 10.000 le specie totali di funghi censite in Italia e tra queste almeno 1.000 risultano essere commestibili a vario livello.


La raccolta dei funghi in Puglia è regolata da una legge regionale che prevede un tesserino per i raccoglitori, rilasciato dopo la frequenza di un corso che si conclude con un esame. Il cercatore murgese aspetta in autunno le prime piogge abbondanti, seguite da qualche giorno assolotato, per avviarsi verso i luoghi tenuti gelosamente segreti in cui sono certi di trovare i funghi. Pazienza ed occhio attento a rilevare il gonfiore nel tappeto delle foglie secche sono le caratteristiche del bravo cercatore.


Sulla Murgia sono presenti diverse specie: funge picurazze (colombina bianca), funge asckuande (lattario vaioloso), funge de mucchie (amarilli), funge palummine (colombina), funge de vacche (prataiolo), funge de pezze (cardoncello), ecc. Si trova anche il porcino, ma non so il nome in dialetto.
Una manifestazione che si occupi dei funghi sarebbe una cosa interessante da attuare.


















 

lunedì 3 settembre 2007

Li fich'

Ricchezza e povertà della Ceglie di un tempo quando tutti conoscevano i nomi delle diverse varietà coltivate nel nostro territorio.
Ho recuperato questi nomi:


-  Lattarol',
-  Nardulea,
-  Monaca,
-  Basamel'
-  Petral'
-  Verdesch
-  Culumbr' a campaniedd'


Da non dimenticare "li prufisc" necessari per la fecondazione di alcune varietà, come la lattarol' e la petral', per mezzo di "u zampagnul' " (Blastophaga psenes).




Lattarol'



Culumbr' a campaniedd'


Per sapere tutto o quasi sul fico clicca:


AhiCeglie 1


AhiCeglie 2


e ancora:


-  Vurr' (primo frutto della Nardulea)
-  Natal'
-  Culumbr' zingarisch


-  ...........?