.

Na strende m'agghje 'ndise atturne o core / de fueche. Na u fa cchjù, ca pozze more. Da “Nu viecchju diarie d'amore” di Pietro Gatti
Visualizzazione post con etichetta storia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta storia. Mostra tutti i post

lunedì 5 ottobre 2015

Un dolce pezzo di storia

Un video realizzato dalla classe 4B del liceo "Don Quirico Punzi" di Cisternino per il concorso "Scuole per Expo" nella categoria: "Ricerca e valorizzazione delle tradizioni agroalimentari" in cui si parla del biscotto cegliese 
Gruppo di lavoro: Rocco Biondi, Clarissa Chirulli, Antonio Galetta, Cosimo Mai, Antonio Nacci, Francesco Pecere.


domenica 4 ottobre 2015

Francesco a Ceglie



Quello che resta dei Francescani a Ceglie. 
Non c'è un'associazione che si occupi del monumento? Tutti a piangere per la scomparsa del convento (giustamente) ma nessuno che pensi a recuperare l'ultimo segno, seppur più recente, dei francescani a Ceglie.
Auguri a tutti coloro che portano il nome del santo.





Francesco organizza una forma di vita religiosa assolutamente inedita, che va oltre il chiostro cioè la vita monastica come era fin ad allora intesa. I cardini sono due: la vita comunitaria e la povertà quasi assoluta, in contrapposizione alle ricchezze degli ecclesiastici e anche, in molti caso, dei monaci. I concetti che si vengono elaborati sono dunque due e cioè la fraternità e l’essere assolutamente minori, nel senso di non possedere nulla, nemmeno i vestiti normali dell’epoca. 
Il senso di minorità. Ecco perché quei giovani che si raduna attorno a Francesco si danno il nome di “frati minori”, cioè meno di tutti gli altri frati. Nessuno insomma era come loro. Rinunciano a tutti, si vestono di sacco, danno tutto ai poveri. 
 Lo dice Tommaso da Celano, l’autore della prima cronaca dell’esperienza francescana: “E siano minori”. Ma c’è di più perché la povertà non è solo privazione di qualsiasi bene materiale, ma anche totale insicurezza e abbandono solo nelle mani di Dio. I primi vanno ad abitare in un tugurio, dove si ricoveravano animali. Sono in tre con Francesco, ma immediatamente l’esperienza attira molti giovani.

martedì 28 gennaio 2014

Insorgenti e briganti



Il video di presentazione della conferenza


Rivivono in queste pagine, così, le tristi vicende di gio­vani uomini e donne meridionali, uccisi, torturati, impri­gionati o costretti a emigrare da una politica per loro illogi­ca, che, al di là di un'adesione al legittimismo borbonico e/o a una vita delinquenziale, continuava a relegarli ai margini di una nuova società, solo a parole liberale e più giusta.
Quel loro andare solitario lungo i tratturi o per i sentie­ri dei boschi racconta le pene e le umiliazioni subite dalle misere genti del Sud, poveri braccianti e sfruttati in genere, la cui riabilitazione storica e morale è nel passato che è den­tro di noi e che, anche se non l'abbiamo vissuto diretta­mente, vive nella storia delle nostre città e delle nostre cam­pagne, incisa sulle pietre che conosciamo.
Domenico Blasi

sabato 21 dicembre 2013

Il catasto di Ceglie del Gaudo del 1603



Una slide parziale della presentazione dello studio del prof. Palmisano sul catasto di Ceglie del Gaudo del 1603.


COGNOMI A PIU’ ALTA FREQUENZA IN TRASCRIZIONE ATTUALE

Altavilla, Barletta, Ciniero, Ciracì,Demitri, Epicoco, Epifani, Gioia, Greco, Lamarina, Ligorio,  Leone, Monaco, Nannavecchia,Nigro, Nisi, Santoro,Scatigna, Suma, Urso,Vacca, Vitale


domenica 9 dicembre 2012

Tela dell'Immacolata

Tempo fa il Prof. Marino Caringella mi inviò un articolo dal titolo: “Aggiunte alla fortuna di Girolamo Imperato e Fabrizio Santafede in Puglia”, pubblicato in Spicilegia Sallentina del 2010. Desidero condividere con voi alcuni stralci del suo studio che riguardano la tela dell’Immacolata esistente nella nostra Insigne Chiesa Collegiata da lui attribuita a Girolamo Imperato.


giovedì 29 novembre 2012

Circumscriptio pheudi terrae celiarum ...

Largo Oliva ex Speziaria

Continuiamo la lettura del documento notarile del 1760, ci eravamo fermati ai Palmenti di Natalicchio oggi giungeremo nelle contrade di Giovanniello e Camarda.
«…da quel luogo comincia un muro a crudo sano; e misurandosi sempre per linea riguardante ponente, dopo passi 451, termina il confine di Boccadoro per tramontana ed il demanio di Natalicchio per gerocco; incontrandosi un muro divisorio meridionale, per dove s’introduce alli demani aperti della Signora Vita Lucia Oliva, che fanno confine con la linea per parte di gerocco e li beni del Signor Aroldi d’Ostuni, appartenenti alla Masseria detta Brizio, che fan confine alla linea sudetta per parte di tramontana.

mercoledì 10 ottobre 2012

Ecclesia Sancti Demetrii

Ecclesia Sancti Demetrii fuit reperta magna ex parte discoperta et est membrum Monasterii Sanctae Annae et altar(em) (sic) fuit repertum cum tobaliis et panno cum altari portatili super lapidem.

La chiesa di San Demetrio fu ritrovata in gran parte aperta ed è di pertinenza (est membrum) del monastero di S. Anna. L’altare si presentava (fuit repertum) corredato di tovaglie e panno. Al di sopra della pietra di base esso era amovibile.

Ricostruzione del testo e traduzione prof. Cosimo Francesco Palmisano


Il documento è il resoconto di una visita pastorale del 1562 in cui si scrive, tra le altre cose, della chiesa di S. Demetrio.

AGGIORNAMENTO
Saetta Coop: Bisognerebbe comprendere bene il significato di "discoperta": non coperta, quindi senza copertura/tetto perché crollata/crollato?
Mimmo C. A. Barletta: Ho sentito per telefono il prof. Della lunga e dotta spiegazione riporto una breve sintesi sperando di non incorrere in errori." Il termine discoperta (discoperio) indica la presenza di aperture nell’involucro della chiesa con la funzione di finestre ma senza infissi. Se la chiesa fosse stata scoperta, senza tetto, il vescovo ne avrebbe decretato la sua ricostruzione o abbattimento o sconsacrazione come già accaduto per la chiesa di S. Martino a Ceglie. Inoltre, la chiesa ha il suo arredo, indice del fatto che la chiesa è attiva e integra. Nel catasto del 1603 la chiesa di S. Demetrio risulta funzionante."

mercoledì 11 aprile 2012

San Demetrio

I lavori esterni di restauro sono terminati. Si è in attesa delle decisioni delle autorità competenti per quanto riguarda i lavori interni a causa dei ritrovamenti archeologici.
Tornerà la campana?
C'era una volta il piano di interramento dei cavi elettrici e della pubblica illuminazione nel centro storico... altri tempi.
Intanto sono iniziati i lavori di pavimentazione in via Muri nel tratto compreso tra Via De Nicola e Piazza S. Antonio. Non se ne comprende il motivo visto che largo Monterrone e il tratto precedente di via Muri non  è stato ancora completato. Sopportate pazientemente la mancanza di parcheggio!Arrangiatevi!!!!
Altro che pavimentazione a macchia di leopardo ... qua si c'è un bar... qua no c'è una rimessa ... ahahahah

P.S. Grazie alle maestranze tutte cegliesi, già impegnate in altri cantieri di restauro, per l'impegno profuso nel restauro di S. Demetrio. Esse hanno avuto l'onere e l'onore di operare su un bene appartenente alla propria storia.   

Agli inizi degli anni Sessanta l’ottocentesca chiesa di san Demetrio subì un improvviso crollo, preannunciato da alcune crepe apertesi nel soffitto, per cui si fece appena in tempo a mettere in salvo le statue dei Misteri e dell’Immacolata, che da sempre avevano la loro sede in questa chiesa. Oggi di san Demetrio è rimasta in piedi la facciata, mentre il campanile è andato completamente distrutto. La campana, fatta fondere dalla Confraternita dell’Immacolata, campeggia sul campanile del Seminario diocesano di Oria, in contrada “san Cosimo alla Macchia”. Sull’architrave della porta d’ingresso si trova scolpito l’anno di costruzione e la dedicazione di questo edificio di culto nell’ultima redazione architettonica: “Hac est Domus Immaculatae Conceptionis Beatae Mariae Virginis Bene Fundata Supra Firman Petram et Firmiter Aedificata A.B.S. MDCCCLIV”. Come si apprende, però, dai documenti antichi e dalle numerose visite pastorali compiute dai vescovi della Diocesi di Oria dal 1565 al 1900, nello stesso luogo, già a partire dal 1500, sorgeva una chiesa dedicata a san Demetrio, andata distrutta nella prima metà dell’Ottocento. Per svolgere la propria attività la Confraternita dell’Immacolata aveva bisogno di una Cappella, un luogo dove poter riunirsi, officiare la santa Messa e, in particolare - prima che fosse costruita la Cappella funeraria nel Cimitero comunale - seppellire i propri morti. Questa chiesetta era del tutto confacente alle esigenze dei confratelli, anche per la posizione centrale, a ridosso della chiesa Matrice, dove si recavano processionalmente la domenica per assistere alla Santa Messa. Non conosciamo l’architetto che ha disegnato la chiesa cinquecentesca, mentre sappiamo che a costruire quella ottocentesca sono stati i maestri muratori locali Cavallo e Antelmi, con materiali reperiti dalle cave cegliesi. Essa fu edificata su suolo capitolare, propriamente nel “giardino della Chiesa Grande”, con il contributo dei confratelli. Fu terminata in pochi mesi e consacrata nel 1855 dal vescovo mons. Luigi Margarita. La chiesa di san Demetrio è in stile neoclassico, ad una sola navata, con due altari laterali ed un centrale, dedicato all’Immacolata. La volta era affrescata con motivi floreali e la copertura dell’altare maggiore era dipinta con angeli e scene della vita della Madre di Gesù. Al Campanile si accedeva dall’interno, attraverso una ripida scalinata. Gli altari laterali erano due, uno dedicato all’Immacolata, l’altro all’Addolorata. 
    
ieri



oggi 
foto Vincenzo Franco


mercoledì 28 marzo 2012

Giovanni Pipino

Assai ricca e possente famiglia fu quella de' Pipini di Barletta, imparentata con le prime notabili del regno - Giovanni Pipino milite maestro razionale della M. Curia, e valoroso capitano sotto Carlo II, espulse la colonia de' saraceni dalla città di Lucera nell'an. 1300, e dalla sovrana munificenza venne arrichito di ampli feudi. Fu signore di Cerignola, di Minervino ( che comperò verso l'anno 1309 da Agnese figlia del quond. Milone de Dornay milite) e di Rodi in Capitanata; di Ceglie de Galdo in Terra di Bari ; della terra di Perrorio ( Pretore) in Abruzzo; di Cirigliano, Picerno, Vignola, Balvano, Itapone, Castelgrande (castrum de grandis ), Accettura, Biano (?), Castromediano (Castelmezzano), Bellotto (?) e Trifoglio (?) in Basilicata; di Roccagloriosa nel Principato citer.; di Castrignano. Maglie e Supersano in Terra d’Otranto ec. - Lo storico Costanzo (lib. VI ) scrisse « che fu fama, che le ricchezze di Giovanni Pipino per la maggior parte avesse acquistato, quando fu commessario a cacciare i Saraceni di Lucera di Puglia .... ove si crede che «trovò tesori grandissimi» - Ei sposò Sibilia di Bisceglie ( de Vigiliis ), la quale, dopo la di lui morte fermò dimora nella suaccennata terra di Rodi - Dalla loro unione nacquero un maschio a nome Nicola e tre femmine, cioè Angiola sposata poi a Niccolò della Marra patrizio di Barletta, ultimo figliuolo di Rione; Maria maritata prima con Angelo de Messanello milite, e poscia nel 1309 con Adenolfo d'Aquino conte di Ascoli; e Margherita che sposò Gasso de Denicy conte di Terlizzi, signore di Ruvo e maresciallo del regno. Costei nel 1338 chiese ed ottenne da re Roberto l'assenso per poter disporre della somma di 300 once sui redditi del suo castello di Ceglie-de Gualdo, << quia gravida est et timet mortem » (olun ex regest, an. 1337-1338-1339 fol.123 v.°).
Il predetto Niccolò Pipino milite, ciamberlano, conte di Minervino, ed uno de' principali baroni del regno, prese per moglie Giovanna de Altamura contessa di Vico, che alla chiarezza de' natali univa grandi ricchezze. Ei finì di vivere nel 1332 rimanendo quattro figli maschi ( di sopra indicati ) e una femina a nome Agnese, che fu maritala a Niccolò de Ebulo di Capua, conte di Trivento.
Annali delle Due Sicilie - Dall'origine e fondazione della Monarchia fino a tutto il regno dell'Augusto sovrano Carlo III Borbone, 1860

Il termine castello va inteso come "villaggio o borgo fortificato" o "casale murato", come località cioè dotata di qualche fortificazione, un muro di cinta, forse una torre.
(Dal castello al territorio. Dinamiche insediative a Ceclie Messapica tra XII e XV secolo.)


Ceglie de Gualdo: nome medievale della città di Ceglie Messapica.


----------------------------------------------------

Richiesta al Sindaco di Ceglie Messapica per convocazione urgente Commissione Consiliare con O.d.G. “ Condizioni statiche del Castello Ducale”

"Siamo venuti a conoscenza che ultimamente si sono verificati all’interno della torre del Castello alcuni crolli che destano serie preoccupazioni sulla sicurezza statica dello storico edificio della nostra città.
Tutto ciò premesso e considerato,
si rende necessario determinare una seria ed efficace azione amministrativa finalizzata alla salvaguardia del Castello Ducale ed evitare rischi per la pubblica incolumità.
Si chiede
la convocazione urgente della Commissione Consiliare competente, con la presenza dei tecnici del Comune e dell’arch. incaricato al rilievo geometrico, per fare un’analisi della situazione sullo stato del Castello Ducale e valutare le necessarie azioni da intraprendere per assicurarne la sicurezza statica."
Tommaso Argentiero
Consigliere Comunale “Noi con Federico”

martedì 19 luglio 2011

Ahi Ceglie ...


Domenica scorsa sono stato a visitare il percorso archeologico della Chiesa di S. Nicola a Cisternino. Qualche anno fa durante i lavori di rifacimento della pavimentazione furono individuati alcuni ambienti ipogei ricavati nella struttura ed adibiti nei secoli scorsi ad ossari. Poi, durante i lavori sono stati scoperti i resti di una piccola chiesetta costruita nel tardo medioevo sul Monte delle Forche (cuore del primo Casale di Cisternino), una collina dove, secondo gli storici, nel VII secolo d.C. si rifugiarono monaci di culto greco-orientale fuggiti alle persecuzioni iconoclaste di Leone III Isaurico, imperatore d’Oriente. Così nacque il Casale di Cisturninum tra il IX e XI sec. d.C. e all’incirca nello stesso periodo venne edificata la prima chiesa. La scoperta archeologica ha riportato in luce 13 sepolcreti, tracce di intonaco pittorico, l’edificio in origine era totalmente affrescato, corredi funerari, monete risalenti a diverse epoche, frammenti di stoviglie e vasellame. Oggi i reperti sono al restauro e saranno collocati all’interno del museo archeologico.

Domande ...
Nella chiesa di S. Demetrio a Ceglie procedono i lavori di recupero che teoricamente, molto, dovrebbero essere alla fine visto che la data di consegna è il 30 luglio 2011. Da pochi giorni è stato dato l'incarico, con molto ritardo, a soggetto esterno all’Amministrazione Comunale, di Sorveglianza Archeologica ad un archeologo. Cosa sorveglierà visto che sono stati già effettuati alcuni scavi?
Se come probabile ci sono delle sepolture, chi ha fatto il recupero scientifico del contenuto?
Mi diceva la guida di Cisternino, archeologo che ha lavorato al recupero, che anche nelle sepolture relativamente più recenti sono stati recuperati diversi piccoli oggetti. 
Fino a questo punto chi ha sorvegliato? Il direttore dei lavori?
Abbiamo perso qualcosa?
Lo so la cosa interessa a pochi, pochissimi... ahi Ceglie.

Per i lavori concernenti beni mobili e superfici decorate di beni architettonici sottoposti alle disposizioni di tutela dei beni culturali, l'ufficio di direzione del direttore dei lavori deve comprendere, tra gli assistenti con funzioni di direttore operativo, un soggetto con qualifica di restauratore di beni culturali ai sensi della vigente normativa, in possesso di specifiche competenze coerenti con l'intervento.
Art. 202. Attività di progettazione, direzione dei lavori e accessorie
CODICE DEGLI APPALTI  (Decreto Legislativo 12 aprile 2006, n. 163)

I Consiglieri Comunali Del Centrosinistra alle prese con un dubbio amletico: sorveglianza archeologica o collaudo statico.


 
 

---------------------------------------------------

Cegliestate


- ORE 17.00 CASTELLO DUCALE
 SCRIVERE A CEGLIE MESSAPICA
 LABORATORIO DI SCRITTURA
 DIREZIONE PROF. COSIMO LANEVE
 - ORE 21.00 PIAZZA PLEBISCITO
 "BALLANDO IN PIAZZA"
 CON AURELIO LAROSA E FRANCO COSA
 - ORE 21.00 VIA PIER SANTI MATTARELLA
 "COLONIAL" … IN MUSICA
 CONCERTO DA CAMERA A CURA DI "CASARMONICA"

martedì 12 aprile 2011

Clero liberale e Clero reazionario


Tokio - (Adnkronos/Dpa) - Il governo giapponese ha innalzato questa mattina l'allarme nucleare dopo che l'Agenzia per la Sicurezza Industriale e Nucleare ha determinato che dal reattore due della centrale Daiichi di Fukushima stanno fuoriuscendo quantità di materiale radioativo tali da ipotizzare che in futuro saranno superiori a quelle emesse dalla centrale ucraina.

-------------------------------------------------
Capitolo quarto

Clero liberale e Clero reazionario

«Quando il Giannone, ponendo in risalto i nessi necessariamente intercorrenti tra la "storia civile" e la "storia ecclesiastica", affermava che la prima non poteva in nessun modo andar disgiunta dalla seconda... coglieva risolutamente un aspetto essenziale della storia del Mezzogiorno d'Italia...
«Sulla funzione della Chiesa nella storia del Mezzogiorno d'Italia si sa già molto, e non mancano le ragioni per coinvolgerla nelle responsabilità dei mali che hanno afflitto ed affliggono queste regioni; ma, al di là di qualsiasi valutazione sulle caratteristiche generali derivanti dalla presenza di una forte organizzazione ecclesiastica, converrà anche indagare sulla vita interna delle comunità periferiche meridionali, per tentar di conoscere il valore effettivo di certi condizionamenti, che restano ancora da essere illustrati in tutte le loro pieghe.

«... la società religiosa si presentava come una società omogenea ed in certo modo autonoma, legata alla base ad ampi strati della popolazione e fornita al vertice, attraverso una gerarchia sempre più salda, di un prestigio e di una capacità effettiva di potere, che ben potevano aspirare a misurarsi con quelli di cui erano dotati gli alti gradi dell'ordinamento civile, centrale o periferico.
«... il clero venne a stabilire una serie di rapporti con il mondo laico, ed anzi confermò la sua stessa azione in vista di un reale inserimento all'interno della popolazione e dei gruppi dirigenti.
«Tale sua azione ebbe una vastissima portata, ed interessò in maniera determinante lo stesso assetto sociale» delle regioni meridionali sino a condizionarne l'organizzazione e lo sviluppo.

Anche il clero del Circondario di Brindisi, che era numeroso e, per quanto riguardava molti suoi elementi, colto, era perfettamente inserito nella realtà locale e, perciò stesso, nel suo ambito furono avvertite da una parte le istanze del pensiero liberale che propugnava instancabilmente la libertà, l'indipendenza e l'unificazione della Penisola, nel mentre dall'altra si postulava la necessità come inderogabile impegno morale - di ribadire la propria fedeltà, solennemente proclamata con giuramento prestato nelle mani dell'ordinario diocesano, alla Dinastia regnante ed al Governo che ne impersonava la politica, ottemperando ai dettami del Concordato sottoscritto tra le due Potestà - la Santa Sede ed il Regno delle Due Sicilie - il 16 febbraio del 1818.
Ne derivarono aspri contrasti che raggiunsero il parossismo soprattutto in quei Comuni del Circondario di Brindisi che, secondo la giurisdizione ecclesiastica del tempo, in vigore da molti secoli, erano compresi nella Diocesi di Oria - una delle più estese e popolate di Terra d'Otranto - sulla cui cattedra sali, succedendo a monsignor Giandomenico Guida (1833-1848), dei Padri de11a Missione, il francavillese Luigi Margarita (1851-1888) appartenente allo stesso ordine del predecessore.
Continua qui.

GAETANO di THIÈNE SCATIGNA MINGHETTI, Risorgimento in Terra di Brindisi. Liberali e Reazionari, Kailinon, Ceglie Messapica, 1984. 

martedì 29 marzo 2011

Reazionari di Terra di Brindisi


Capitolo terzo
Reazionari di Terra di Brindisi 

«... Piaga insanabile di Terra d'Otranto erano le spie, gli intriganti, i delatori di mestiere. ... Le vendette priva¬te, gli interessi personali, il desiderio di occupare le cariche delle loro vittime, l'abitudine all'intrigo, e la premura di trar vantaggio dai disordini, erano i sentimenti che animavano i membri di tal(i) combriccol(e), i quali avevano tutti un carattere turbolento, molti eran privi di mezzi di sussistenza, altri si trovavano oberati di debiti, la maggior parte immorali (specie quelli del ceto ecclesiastico) ed avevano a loro carico rubriche giudiziarie di misfatti e di delitti».

Sono parole ingenerose, è vero!, ma rispecchiano una convinzione parecchio diffusa. Con esse vengono generalmente presentati ai lettori, indistintamente, tutti coloro che, per le più svariate ragioni, sia personali che politiche e, perché no!, di sentimento, si sentivano legati alla Dinastia borbonica se non dai vincoli dell'affetto, almeno da quelli della decenza, per ripetere quanto si può leggere ne «Il Gattopardo», del Principe siciliano Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
Naturalmente, questa posizione e l'orientamento che da essa scaturisce, alla luce delle indagini storiografiche che studiosi attenti, specialmente in questi ultimi tempi, vanno compiendo, non sono ormai più sostenibili e non possono essere ulteriormente scusabili, se si vuole effettuare una ricerca serena - scevra da ogni accentuazione o spirito di parte - che abbia come scopo, per quanto ciò sia possibile, di ristabilire la verità storica di quegli anni e di riequilibrarne la bilancia che fino a noi è stata fatta pendere soltanto da una parte. Perciò, coloro che erano fedeli alla Dinastia regnante e non desideravano alcun cambiamento, almeno, non con i metodi propugnati dai liberali, vennero definiti con disprezzo «reazionari», per bollarne la mentalità retriva e codina, articolantesi nella maniera di vivere, nell'attaccamento al trono ed all'altare, nel non desiderare avventure e novità gratuite.

Le pagine che seguono cercano di delineare - sia pure per sommi capi - la storia della parte sconfitta e, per ciò stesso, automaticamente in torto; dei perdenti, che sempre sono stati sommersi nelle azioni e nelle gesta da una coltre pesante, intessuta di enfasi e di retorica.
Devo però, subito, sgomberare il campo da un equivoco che potrebbe sorgere e da un'accusa che mi si potrebbe rivolgere: non ho mai cercato di identificarmi in nessun modo con il legittimismo borbonico, non fosse altro perché il mio costituirebbe un atteggiamento fuori del tempo. Desidero semplicemente porre l'accento sui fatti e sugli avvenimenti, anche essi costellati di episodi virtuosi.
Continua qui.
GAETANO di THIÈNE SCATIGNA MINGHETTI, Risorgimento in Terra di Brindisi. Liberali e Reazionari, Kailinon, Ceglie Messapica, 1984. 

giovedì 24 marzo 2011

Umanesimo della Pietra


Il numero unico di Riflessioni-Umanesimo della Pietra, da pochi giorni a disposizione dei lettori, contiene due articoli su Ceglie Messapica.
Continua lo studio del prof. Cosimo Francesco Palmisano del catasto del 1603 di Ceglie del Gaudo, occupandosi nella sesta parte dei bonatenenti di Martina. Il catasto del 1603 fu compilato per fuochi, cioè per singoli nuclei familiari, in cui sono attestati nome, cognome, età, mestiere del capofamiglia e degli altri componenti il nucleo; di seguito compare l'eventuale importo della tassa di testatico, calcolata in onze. Venivano elencati in successione i beni immobili, case e fondi, con i pesi censuari di cui, eventualmente, erano gravati; i capi di bestiame posseduti e la situazione debitoria e creditizia.
Olga Sarcinella si occupa della cripta di san Michele.

il catasto di ceglie del gaudo del 1603 i bonatenenti di martina
COSIMO FRANCESCO PALMISANO

Premessa
UdP 2010In questo trentatreesimo numero dell'annuario Riflessioni-Umanesimo della Pietra, del catasto antico di Ceglie del Gaudo' privilegio le numerose schede intestate ai bonatenenti de Martina che possedeno beni ... in territorio di Ceglie, come contributo alle manifestazioni promosse per ricordare il settimo centenario del riconoscimento istituzionale del Casale della Franca Martina (1310-12 agosto-2010) con privilegio emanato da Napoli dal principe di Taranto Filippo I d'Angiò (1294-1331).
Il vasto territorio di Martina fu disegnato, sebbene in seguito notevolmente decurtato nella parte nord-orientale, con privilegio del 15 aprile 1359 dal principe di Taranto Roberto d'Angiò (1343-1364), figlio di Filippo I.
In questo documento la delimitazione con l'antica terra di Ceglie toccava i seguenti limiti: ... ad Speclam vulgo nuncupatam delli Lupi, et ab inde versus boream de nostro territorio circa, et iuxta territorium terrae nostrae Cilii ... discurrat ... ad Speclam Sancti Martini juxta Sarlum; et a dicta specla ad Padulem dictam Proceliani...
Dei quattro toponimi citati tre sono sicuramente identificabili: Specchia delli Lupi con la Specchia di Facciasquata, antico trifinio tra Ceglie, Taranto e Oria; Sarlo con l'attuale Contrada Fogge di Sauro; la Padula di Proceliano, già termine confinario tra Ceglie e Ostuni nel XII secolo, è l'odierna Contrada Recupero, così ridenominata da un monopolitano commorante in Martina, Giulio Recupero (1744-1799), possessore della Masseria di Pruscigliano in luoco detto Monte d'Oro in territorio di Ceglie.


la cripta di san michele in agro di ceglie messapica
OLGA SARCINELLA

Premessa
UdP 2009Questo contributo sulla Cripta di San Michele in territorio di Ceglie Messapica s'inserisce nel più vasto ambito di ricerca sulle chiese-cripte bizantine del Sud Italia, che, a partire dalla seconda metà del XIX secolo, sono state e sono tuttora oggetto di attente e qualificate ricerche da parte di eminenti studiosi, ai quali va riconosciuto il merito di aver costantemente inverato l'argomento.
L'ultimo orientamento nello studio delle chiese-cripte e degli insediamenti rupestri circostanti ha, infatti, determinato non solo un radicale cambiamento dello schema interpretativo generale ma, anche, un mutamento delle metodologie d'indagine.
Nel corso del Convegno di Studi Speleologici, tenutosi a Frasassi dal 29 ottobre al 1° novembre 2004, sono stati presentati gli esiti di una puntuale analisi speleologica sulla Cripta di San Michele, il che ha permesso un utile e interessante raffronto fra questa grotta cultuale e altre simili, rilevate in ambito italiano e internazionale.

giovedì 17 marzo 2011

W l'Italia 3


Tra allori alita il Tricolore con ardimento sul colle
in venti scorsi il vessillo è in tripudio
tra festa e allegria erge baldanzosa velatura filata d’onore
Ti piegano le mani che ti hanno ammainata del pianto sei lavata
anela tepore tra tanta immolazione
nel dirti Italia sei arditezza del valore, decoro, lealtà
eppur il mero risentimento contrapposto
all’impavido giuramento animoso
del morente gagliardo emblema l’amor di Patria

Vagheggia nostalgico vento sfarzoso
sfiora remissiva accondiscendenza
mentre depredata leggiadra speranza sussulta la sorte fulgida
Rifulgono le strofe di fiero commiato d’eroico spiraglio
esultano le brezze di aspri vati novellano ameni valorosi
s’apprestano nell’avvenire echi fluttuando squillanti suoni d'una fine
lenta s’espande evoca il soldato morente d’agonia
d’ora eroe da intrepida audacia

Antonio Conserva © 2011

Il Risorgimento in Terra di Brindisi.  
Per gentile concessione del prof. Gaetano di Thiène Scatigna Minghetti, che ringrazio, pubblico la prima parte di un suo studio  “Il Risorgimento in Terra di Brindisi. Liberali e Reazionari”, un contributo alla conoscenza del Risorgimento in ambito locale, e non solo, molto utile per capire come si muove nella realtà più vicina la storia.

GAETANO di THIÈNE SCATIGNA MINGHETTI, Risorgimento in Terra di Brindisi. Liberali e Reazionari, Kailinon, Ceglie Messapica, 1984.

PREFAZIONE

Risorgimento in Terra di BrindisiOrmai da qualche anno, superate serenamente parecchie prevenzioni e mortificanti visioni di parte per mezzo di studi più approfonditi e di analisi più rigorose, si sono venute precisando visuali meno faziose e maggiormente consone al rigore storico postulato dallo studio del nostro movimento risorgimentale, anche riguardo alle realtà ritenute oscure o controverse.
Gli scritti di Carlo Alianello insieme con quelli di Giorgio Cucentrentoli di Monteloro, di Giuseppe del Ninno e di tanti altri, fino ai recentissimi di Pier Giusto Jaeger e di Giuseppe Coniglio, unitamente alle pagine - anche se prospetticamente diverse - che Giacinto de' Sivo redasse, con spirito autenticamente partigiano e forse anche cortigiano verso i caduti Borboni, han¬no posto giustamente a fuoco una realtà quasi sempre volutamente distorta e troppo spesso comodamente celata: la realtà dell'altra Italia nel secolo decimonono; dell'Italia, cioè, degli Stati a dimensione «regionale». In pratica dell'Italia dei vinti e, per ciò stesso, da cancellare.
«... molte accuse sono state lanciate alla dinastia borbonica specialmente da parte dei liberali negli ultimi anni del suo dominio, e nella sua politica liberticida venne identificata l'origine della maggior parte delle disgrazie meridionali di cui il governo "negatore di Dio" parve avesse assunto tutte le responsabilità. Ma é giustizia riconoscere, che la politica borbonica fu quasi sempre superiore alla sua fama, e che molte colpe attribuitele furono piuttosto il risultato di una complessa eredità storica, di cui il primo e più grande merito spetta alla politica economica spagnuola, "arrendatríce" - per usare un vocabolo dell'epoca - oltre ogni limite non di giustizia ma di umanità».
D'altronde, se è necessario focalizzare conveniente¬mente il valore, il coraggio, la fedeltà e lo spirito di sacrificio che, senza dubbio, furono presenti dalla parte dei «nemici dell'unità», caratterizzandone costantemente le azioni e le reazioni; e se è pure doveroso riconoscere onestamente gli ideali che informarono il cosiddetto mondo della legittimità ai prìncipi e ai sovrani della Penisola, sarebbe in ogni caso davvero eccessivo dare vita o alimentare una gratuita mitologia ed una vieta letteratura agiografica sugli «eroici e nobili» staterelli che avrebbero opposto, sino ad arrivare all'olocausto finale, una strenua resistenza all'aggressione borghese e massonica del Piemonte liberale.
Anche perché non si deve e non si può combattere la «retorica» del Risorgimento per sostituirla con quella altrettanto deleteria dell'Antirisorgimento. Si cadrebbe così nell'identico peccato che si imputa agli altri.


Continua qui:
Prefazione.
Cap. I - La rivoluzione napoletana del 1799 e i suoi influssi in Terra di Brindisi. Gli Alberi della Libertà.

Seguiranno nei prossimi giorni gli altri capitoli.

sabato 12 febbraio 2011

1000 famiglie per San Demetrio


San Demetrio1000 famiglie per San Demetrio
sottoscrizione per il recupero dell’antica Chiesa di San Demetrio

Sono passati più di 40 anni da quando l'antica chiesa di San Demetrio é crollata, in una fredda nottata d'inverno.
Allora era di proprietà della Confraternita dell'Immacolata, che ha sostenuto la fede di tanti nostri antenati qui a Ceglie fino a quando essa é esistita.
Oggi la chiesa é di proprietà della Parrocchia che nel 2008 ha sottoscritto con il Comune di Ceglie un'intesa per cercare di recuperarla attraverso un progetto co-finanziato dalla Parrocchia stessa, dal Comune e dalla Regione Puglia che prevede questi impegni di spesa:
Euro 500.000
(Regione Puglia)
Euro 50.000
(Comune di Ceglie Messapica)
Euro 50.000
(Parrocchia Maria SS. Assunta)
Finalmente nelle scorse settimane i finanziamenti pubblici sono stati stanziati e si é svolta la gara pubblica di appalto.
Perché i lavori possano iniziare manca solo che la Parrocchia si impegni per la sua parte (Euro 50,000).
Per questo ci permettiamo di chiedere l'aiuto di tutti perché una tale somma possa essere presto raggiunta. Siamo certi che il recupero di questo luogo sarà utile a molti, perché potrà diventare utilizzabile anche come sala per conferenze, per concerti di musica sacra e per altri usi compatibili con la sua antica e sobria bellezza. Sarà un ulteriore passo nel risveglio dei nostro centro storico che sta avvenendo in questi anni.
Basterebbe che 1.000 famiglie che vivono a Ceglie facessero un'offerta di 50,00 Euro per arrivare subito a poter dare il nostro contributo.
Ce la faremo tutti insieme?
Noi speriamo di si! Grazie a chi vorrà contribuire e grazie anche a chi vorrebbe farlo, ma non può.
Don Gianní e Don Mino

Per offrire il tuo contributo puoi usare 3 modalità

1 - Puoi usare il bollettino postale allegato C/C n. 6659387 intestato a:
PARROCCHIA
MARIA SS. ASSUNTA
CEGLIE MESSAPICA (Br)
causale:
Restauro San Demetrio
Obolo Volontario

2 - Puoi fare un bonifico bancario a favore della Parrocchia.
Le coordinate del conto sono:
BANCA POPOLARE PUGLIESE
FILIALE DI CEGLIE MESSAPICA
intestazione:
PARROCCHIA
MARIA SS. ASSUNTA
COD. IBAN: IT 65 A 05262 79150CCO680716010

3 - Puoi anche semplicemente venire in Parrocchia e consegnare la tua offerta direttamente al Parroco

PARROCCHIA
MARIA SS. ASSUNTA
Via Chiesa, 8
72013 Ceglie Messapica (Br)
Tel. 0831 377093

 

sabato 5 febbraio 2011

Buona domenica


Sabato


Ore 18.30 Palazzetto dello sport
N.P. CEGLIE -  ACQUARICA
Pallavolo Serie C Femminile - Gir. B


Ore 18.30 Palestra Scuola Media Leonardo da Vinci
N.P. CEGLIE -  PALLAVOLOGIOIA
Pallavolo Serie D Maschile - Gir. B


Domenica

Ore 10.00 - 12.30 Galleria d'Arte Moderna Emilio Notte
Info qui.

Ore 13.00 Pranzo
Info qui.

Ore 15.00 Passeggiata nel centro storico

Ore 18.00 Palazzetto dello sport
CEGLIE - M. S. CAMPOBASSO
Pallacanestro Serie B Dilettanti Maschile - Gir.D


Ore 19.00 Teatro Comunale
XVII Stagione Concertistica "Caelium"
"Itinerario poetico musicale nella canzone italiana del XX secolo"
Tonia GIOVE - soprano
Adriana DE SERIO - pianoforte


Ore 21.00 Cena 
Info qui.


Farmacia di turno
Farmacia Ricci 
Corso Garibaldi, 18
Telefono: 0831-377118

------------------------------------------


LA NOSTRA STORIA
Nella Biblioteca "Annibale de Leo" di Brindisi si conserva un inventario del 1575 dell'arredo liturgico dell'insigne Chiesa Collegiata di Ceglie Messapica di quel tempo. Forse, ...
Continua qui.

------------------------------------------------


 

martedì 7 dicembre 2010

1000 famiglie per San Demetrio


San Demetrio1000 famiglie per San Demetrio
sottoscrizione per il recupero dell’antica Chiesa di San Demetrio

Sono passati più di 40 anni da quando l'antica chiesa di San Demetrio é crollata, in una fredda nottata d'inverno.
Allora era di proprietà della Confraternita dell'Immacolata, che ha sostenuto la fede di tanti nostri antenati qui a Ceglie fino a quando essa é esistita.
Oggi la chiesa é di proprietà della Parrocchia che nel 2008 ha sottoscritto con il Comune di Ceglie un'intesa per cercare di recuperarla attraverso un progetto co-finanziato dalla Parrocchia stessa, dal Comune e dalla Regione Puglia che prevede questi impegni di spesa:
Euro 500.000
(Regione Puglia)
Euro 50.000
(Comune di Ceglie Messapica)
Euro 50.000
(Parrocchia Maria SS. Assunta)
Finalmente nelle scorse settimane i finanziamenti pubblici sono stati stanziati e si é svolta la gara pubblica di appalto.
Perché i lavori possano iniziare manca solo che la Parrocchia si impegni per la sua parte (Euro 50,000).
Per questo ci permettiamo di chiedere l'aiuto di tutti perché una tale somma possa essere presto raggiunta. Siamo certi che il recupero di questo luogo sarà utile a molti, perché potrà diventare utilizzabile anche come sala per conferenze, per concerti di musica sacra e per altri usi compatibili con la sua antica e sobria bellezza. Sarà un ulteriore passo nel risveglio dei nostro centro storico che sta avvenendo in questi anni.
Basterebbe che 1.000 famiglie che vivono a Ceglie facessero un'offerta di 50,00 Euro per arrivare subito a poter dare il nostro contributo.
Ce la faremo tutti insieme?
Noi speriamo di si! Grazie a chi vorrà contribuire e grazie anche a chi vorrebbe farlo, ma non può.
Don Gianní e Don Mino

Per offrire il tuo contributo puoi usare 3 modalità

1 - Puoi usare il bollettino postale allegato C/C n. 6659387 intestato a:
PARROCCHIA
MARIA SS. ASSUNTA
CEGLIE MESSAPICA (Br)
causale:
Restauro San Demetrio
Obolo Volontario

2 - Puoi fare un bonifico bancario a favore della Parrocchia.
Le coordinate del conto sono:
BANCA POPOLARE PUGLIESE
FILIALE DI CEGLIE MESSAPICA
intestazione:
PARROCCHIA
MARIA SS. ASSUNTA
COD. IBAN: IT 65 A 05262 79150CCO680716010

3 - Puoi anche semplicemente venire in Parrocchia e consegnare la tua offerta direttamente al Parroco

PARROCCHIA
MARIA SS. ASSUNTA
Via Chiesa, 8
72013 Ceglie Messapica (Br)
Tel. 0831 377093

 

venerdì 2 luglio 2010

Messapi


“ARTHAS IL GRANDE”



E' un’epopea monografica che ha lo scopo di divulgare la figura storica del più grande dinasta messapico, autorevolmente citato dalle fonti classiche per il suo imponente ruolo politico e diplomatico, svolto come massimo esponente nobiliare della Messapia ed illustre rappresentante delle genti sallentine, in stretto rapporto con l’Atene imperiale della seconda metà del V sec. a. C., e per la sua esemplare xenophilia, che gli fecero meritare gli appellativi di megas kaì lampròs (grande e luminoso).  
Il nuovo romanzo storico, dal contenuto di alto valore culturale, si innesta idealmente al centro dell’intera epopea, costituita da “I Leoni di Messapia” e “Il Cerchio di Fuoco”. È un libro per tutti, ma essenzialmente per coloro che vogliono scoprire il fascino di una remota epoca in cui nacque e si sviluppò la civiltà della cosiddetta terra di mezzo: la Messapia.     “ARTHAS IL GRANDE” offre, attraverso scene ed immagini suggestive, un’originale chiave di lettura di un ampio arco di vicissitudini, fitto di grandi eventi e singolari episodi, in uno stile epico, che fa di questa trattazione il risultato di un interessante connubio fra la storia e la finzione scenografico-descrittiva.
Continua qui.

giovedì 3 giugno 2010

Spigolature


La nostra storia
Don Gianfranco Gallone presenta la pubblicazione: "Dal Castello al Territorio. Dinamiche insediative a Ceglie Messapica tra XII e XV secolo", a cura di Cosimo Damiano Fonseca e Isidoro Conte, Adda Editore - Bari 2010.
Clicca qui.


Biscotto Cegliese
Giovedì 3 giugno ore 18,30 Piazzettta Vecchia alla presenza dei responsabili nazionali e regionali di Slow Food, enti pubblici regionali, provinciali e locali, associazioni e consorzi locali, si svolgerà la presentazione del Presidio del Biscotto Cegliese.
Clicca qui.

Fasano Jazz 2010
Fasano Jazz 2010, si parte
“Progressive” e “jazz canonico” nei cinque concerti in programma a giugno


Sono anni ormai che a Fasano Jazz si materializzano i capiscuola del Progressive e più in generale di tutta quella musica creativa cresciuta all'ombra della Swingin’ London anni '60. Gli Hatfield And The North" nel 2005, la “Soft Machine Legacy” nel 2007, Brian Auger nel 2008, i “Gong” di Daevid Allen l'anno successivo. Quest’anno toccherà a Patrizio Fariselli degli “(A)rea” e agli “Osanna” mantenere vivo il legame con quel laboratorio di creatività che sono stati gli anni a cavallo tra i '60 e i '70. Uno sguardo al Progressive tutto italiano (ma non solo) dunque, il filo conduttore della rassegna diretta da Domenico Demola. E non mancherà il Jazz - canonicamente parlando - rappresentato dal trio di Rita Marcoltulli, Palle Danielsonn, Roberto Gatto. Ad inaugurare ha XIII edizione del Fasano Jazz, giovedì 3 giugno alle 21, nella sala del Nuovo Teatro Sociale, sarà Patrizio Fariselli, con il suo recital per pianoforte solo dal titolo Area - Variazioni per pianoforte. «Non un semplice omaggio al suo passato degli anni ’70 - dicono gli organizzatori – ma una operazione di continuità, di tributo alla genialità del gruppo fiore all'occhiello della Cramps, di dimostrazione dell'attualità di quell'ineguagliata progettualità». All'esibizione di Fariselli farà seguito la proiezione del documentario «La Voce Stratos» (diretto da Luciano D'Onofrio e Monica Affatato e prodotto dalla Route1), un importante contributo cinematografico alla riscoperta - a un trentennio dalla prematura scomparsa- dell'opera del cantante Demetrio Stratos. Venerdì 4 giugno sul palco del Kennedy saliranno gli Osanna con David Jackson, sassofonista dei «Van Der Graft Generator» come special guest. Formazione tra le più rappresentative dello spirito prog Italiano, gli Osanna saranno accompagnati da Gianni Leone e Sophya Baccini, altri autorevoli esponenti del prog italiano di ieri e di oggi. Il 5 doppio concerto: il duo italo inglese Carlo Morena e Ian Ballamy e la Birthday Band di Richard Synclair messa su per omaggiare il Progressive. Chiusura l' 8 con il jazz moderno del trio Marcotulli/Danielsson/Gatto.
Píerpaolo Faggíano