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Na strende m'agghje 'ndise atturne o core / de fueche. Na u fa cchjù, ca pozze more. Da “Nu viecchju diarie d'amore” di Pietro Gatti

lunedì 27 aprile 2009

Dal castello al territorio

Tra i moventi fondamentali dell'azione umana, è sempre stato in primissimo piano quello della difesa: contro le insidie della natura e contro quelle, ben più pericolose, di altri uomini. Una difesa per mezzo di individuali corazze ed anni, ma anche grazie a stabili costruzioni quali fossati, palizzate, recinti, mura, fortificazioni, torri: costruzioni erette a difesa di luoghi abitati, di aggregati umani legati dal comune interesse alla sopravvi­venza. Tra queste protesi difensive, nel Medioevo ha occupato un posto d'onore, nella realtà e nell'immaginario collettivo, il castello. Ai limiti di un centro urbano o di un borgo, a qualche distanza da esso, o in spazi aperti, il castello ha presto arricchito la sua funzione difensiva per divenire sede sicura per il potere politico, strumento di controllo dei territorio, presenza intimida­toria per sudditi e potenziali nemici.
Si sono andati moltiplicando, negli ultimi decenni, studi e ricer­che sui castelli medievali. Non che questi siano oggetto di un interesse storiografico recente: tutt'altro. Nel Settecento illuminista furono visti come metafora di un potere dispotico, emblemi di secoli bui ma non privi di un fascino che ne mutò via via la carica simbolica e che approdò, alle soglie del nuovo secolo, al castello ammirato come romantico simbolo di un Medioevo di sogno, età “organica” e felice, col suo culto mai del tutto tramontato, tra nostalgie e vagheggiamenti. Si è passati dunque, per gradi, dall’erudizione muratoriana alla visione di un Medioevo artefatto e fittizio.Nel tardo Ottocento il positivismo ha guardato ai castelli con altro animo. che dì essi ha preso in esame gli aspetti “ogget­tivi” e misurabili. Ma è nel nostro secolo che i castelli sono stati indagati più scientificamente come testimoni della storia del popo­lamento e dell'organizzazione del territorio in relazione alle forme di dominio, insomma come proiezione di una società.
E accanto a lavori di sintesi che hanno tentato di presentarne la storia per lunghi periodi ed ampie aree geografiche. sono stati condotti negli ultimi tempi più attenti scavi nelle fonti, per rico­struire la nascita e l'evoluzione dei castelli in aree più limitale e periodi più omogenei o meglio definiti. È l'itinerario percorso da Raffaele Licinio in questo volume, che fa la storia del fenomeno dell'incastellamento in Puglia e Basilicata dal dominio bizantino a quello normanno e svevo, sino a quello angioino di Carlo I, con particolare attenzione alle strutture castellari, alla loro gestione politica, militare, amministrativa, finanziaria.
Presentazione di Giosuè Musca a
RAFFAELE LICINIO,CASTELLI MEDIEVALI
PUGLIA E BASILICATA: DAI NORMANNI A FEDERICO II E CARLO I D'ANGIO', EDIZIONI DEDALO


Martedì 28 aprile ore 8.30
Ceglie Messapica Teatro Comunale
Dal castello al territorio
Seconda giornata di studi sul castello ducale

Relazioni:


- prof. Cosimo Damiano Fonseca (Accademico dei Lincei – Vice Presidente Centro di Studi Normanno Svevi di Bari),
Presidenza dei lavori e discorso di apertura.
- prof. Raffaele Licinio (Università di Bari - Direttore del Centro di Studi Normanno-Svevi di Bari)
Il castello ducale di Ceglie nel sistema castellare pugliese.
- prof. Francesco Porsia (Università di Bari),
Il territorio tra allevamento e pastorizia tra XII e XIV secolo.
- dott. Victor Rivera Magos (Università di Siena),
Dinamiche istituzionali, territorio e uomini a Ceglie de Gualdo tra XII e XIV secolo.
- prof. Pasquale Cordasco, (Università di Bari),
Documenti bassomedievali di Ceglie e del suo territorio: spunti di riflessione.
- prof. Isidoro Conte (Ispettore onorario della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Puglia),
Ambienti e stato attuale della struttura castellare di Ceglie Messapica
- prof. Francesco Magistrale (Università di Bari),
Chiusura dei lavori.