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Na strende m'agghje 'ndise atturne o core / de fueche. Na u fa cchjù, ca pozze more. Da “Nu viecchju diarie d'amore” di Pietro Gatti

giovedì 16 marzo 2017

Il volo dell'eremita

Vittore Guerrieri, umbro di nascita, vive da ormai dieci anni in provincia di Brindisi, a Ceglie Messapica. È nato a Marsciano, in provincia di Perugia, ma è scappato giovanissimo da quel fazzoletto di entroterra, e ora a quasi cinquant’anni vive vendendo in tutta Italia i prodotti locali e in special modo olio e formaggi. La sua è una vita decisamente ordinaria, non c’è che dire, ma come un sasso lanciato in una pozza di acqua stagnante una telefonata sembra stravolgere in maniera inaspettata la sua quotidianità. È un’agenzia immobiliare della sua terra d’origine, pare che ci siano dei compratori neozelandesi interessati alla sua casa umbra, che sarà anche incastonata in un borgo delizioso, ma rimane pur sempre un mucchio di pietre impilate una sopra l’altra. L’offerta è consistente e vantaggiosa, ma c’è un problema: la madre di Vittore gli ha lasciato quattro quinti della casa, mentre la restante parte è di proprietà di suo zio Silvano, un parente di cui non ricorda più nemmeno le fattezze. In vista del sopralluogo a Marsciano per concludere la compravendita e trattare con lo zio, si offrono due simpatici quanto diversi compagni di viaggio: l’amico Mario, mangiatore e bevitore senza freni, e il Professore, uomo dotto che però non ha mai varcato i confini della Puglia e vorrebbe mettere alla prova le sue infinite conoscenze. Tutto sembra solo una formalità, non resta che accomodare la questione con Silvano Guerrieri con qualche migliaio di euro e vendere tutto ai neozelandesi, ma una volta in Umbria si scopre che lo zio è stato ucciso durante una rapina subita in casa da parte di una banda di rumeni. L’erede con cui dovrà vedersela Vittore è quindi suo cugino, Volendo Guerrieri, un eremita con il suo stesso naso lungo e lo stesso fisico dinoccolato, un uomo strano, indecifrabile e soprattutto introvabile…

Caterina Emili, giornalista, inviata di quotidiani nazionali e conduttrice di programmi radiofonici Rai, ha già pubblicato con la casa editrice salentina Besa L’autista delle slot. Pur essendo nativa di Roma, oggi l‘autrice vive facendo la spola fra Umbria e Puglia, esattamente come il protagonista di questo romanzo. Quello di Vittore e dei suoi amici è un viaggio che ha il sapore del grottesco, un qualcosa a metà strada fra l’impresa eroica (andare fuori regione e tornare con un bel gruzzolo, almeno nell’ottica dei suoi paesani) e il percorso accidentato e impossibile da finire. La casa da vendere è solo il pretesto per avviare il meccanismo dell’azione, quello che fa la parte del leone nell’intreccio è invece l’incontro. Vittore, infatti, parte da Ceglie per andare nella sua terra d’origine, e inevitabilmente viene colpito dal ricordo della madre, degli anni dell’infanzia, ma anche da una serie di personaggi meritevoli di essere citati, su tutti il prete spretato Antoniu Noika e il cugino Volendo, dal nome strano impostogli dal padre ignorante e libertino, un eremita perennemente alla ricerca di solitudine e pace, perché non riesce a pregare o a mangiare davanti agli altri. Sono questi due temi centrali attorno a cui ruota il libro della Emili: il cibo e la fede, la sacralità del mangiare e la trivialità di ciò che invece riguarda una Chiesa spesso lontana dal divino. A personaggi come Vittore, Mario e Noica, mangiatori di professione che fanno dell’eccesso alimentare uno stile di vita, si contrappongono il Professore e Volendo, asceticamente salutisti tanto da vivere mangiando pochissimo e quasi nulla, e uniti anche da una cultura enorme. Su queste basi interessanti si innesta una vicenda ai limiti del farsesco, che cammina sempre pericolosamente sulla linea di demarcazione fra comico e tragico e che viene impreziosita dall’uso nei dialoghi del dialetto di Ceglie.

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