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Na strende m'agghje 'ndise atturne o core / de fueche. Na u fa cchjù, ca pozze more. Da “Nu viecchju diarie d'amore” di Pietro Gatti

sabato 8 agosto 2015

In corso Garibaldi

In Corso D'Arte
SECONDA EDIZIONE DAL 7 AL 9 AGOSTO 2015 ORE 18:00-24:00

L’arte protagonista in corso Garibaldi di Ceglie Messapica con la mostra collettiva di pittura "In Corso d'Arte". In esposizione nel corso storico della città le opere di artisti cegliesi e non. Paesaggi, ritratti, nature morte e soggetti astratti con diverse tecniche saranno, in queste due ultime serate, esposte per gratificare la vista dei visitatori.  La mostra sarà visitabile dalle ore 18 fino alle 24 nei giorni 7, 8 e 9 agosto. L’evento, alla seconda edizione, è stato organizzato da Antonia Gianfreda.
Esporranno le loro opere gli artisti:
Tony ANDRIULO (Francavilla F.na), Dora ANGELINI (MARTINA F.ca), Angelo CICIRIELLO (Ceglie M.ca), Antonio CONSERVA (Ceglie M.ca), Silvana D'AMICO (Cisternino), Giuseppe DI PALMA (Francavilla F.na), Angela ELIA (Martina F.ca), Nico FORMICA (Martina f.ca), Antonio Pio GIANCOLA (Ceglie M.ca), Antonia GIANFREDA (Ceglie M.ca), Antonella LANZILLOTTI (Ceglie M.ca), Raffaella MARTORELLI (Bari), Vito MILLY ( Acquaviva delle Fonti) Tina QUARANTA (Grottaglie), Bianca RODIO (Ceglie M.ca), Giovanni SANTOPIETRO (Montemesola), Gianni VALLETTA (Bari), Palma ZIZZI (Cisternino).

Antonia GIANFREDA

Antonio CONSERVA

Tony ANDRIULO

venerdì 7 agosto 2015

Riapertura parziale...

... di Piazza sant'Antonio.




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La vignetta

... il sindaco separò ... il cantiere.





I giovedì dell'archeologia


La seconda conferenza de "I giovedì dell'archeologia", organizzata dall'Archeoclub d'Italia sede di Ceglie Messapica, si è svolta ieri sera nell'atrio del Mac 900. Il tema trattato dal geologo Francesca Cavallo, "Ceglie Messapica e il suo sottosuolo: patrimonio geologico e speleologico", ha avuto uno sviluppo adeguato, nei modi e nei tempi, allo scopo divulgativo della conferenza che ha mantenuto un rigore scientifico ed esaustivo. 




mercoledì 5 agosto 2015

Domande... in carta bollita



"L'antico chiostro dei Domenicani, il convento cinquecentesco dove ha sede la scuola di gastronomia, sarà aperto ai visitatori durante tutto il festival, con corsi per curiosi, appassionati e visitatori di passaggio. "

Dov'è il programma di questi corsi? Come si fa per partecipare? Sono a numero chiuso?
Bisogna aspettare i giorni del festival il 7 e 8 agosto?

P.S. La foto del castello sgarrupato forse si poteva evitare di metterla in circolazione nei vari siti. A mio modesto avviso, non è un buon biglietto da visita.


Solenni festeggiamenti in onore di San Rocco






LA STORIA DI TABORRE e MADDALENA


LA STORIA DI TABORRE e MADDALENA
di Enrico Messina
musica originale in scena: Mirko Lodedo - fisarmonica e oggetti della tavola
collaborazione alla messa in scena Micaela Sapienza
con Enrico Messina, Mirko Lodedo

Lo spettacolo narra la storia di due giovani, Taborre e Maddalena, che la sorte ha destinato a vite diverse. Fuggono dal loro impossibile amore e trovano rifugio in una radura del Gargano, presso la casa di un vecchio pastore che l’uomo ha costruito intorno a un albero di pere. Nell’incontro silenzioso dei tre, l’uomo offre ai due ragazzi un frutto poi, piantati i semi raccolti per tutta la sua vita, comincia la narrazione. E racconta loro la storia di un re d’un epoca lontana che aveva tre figli e un grande giardino con, al centro, un albero di pere…

per info e prenotazione chiamare "Tre Trulli" 0831 381312

martedì 4 agosto 2015

DON GUANELLA a Ceglie Messapica

Mercoledì 12 agosto 2015 alle ore 20
nella chiesa di San Demetrio a Ceglie
presentazione del nuovo libro 
STORIA DELL’OPERA DON GUANELLA
a Ceglie Messapica 1946-2008
a cura di Cosimo Urso
con la collaborazione di Michele Ciracì


Sulla copertina c’è la foto di una cinquantina di ragazzi in pantaloni lunghi scuri e maglietta bianca con basco nero e bandiera tricolore. Sotto, la dedica: “Alla nostra amata presidente del comitato, perché sempre ci ricordi, ci aiuti e ci protegga. Ceglie 7.7.1948. Gli alunni dell’Opera don Guanella”

Tra quegli alunni c’è il futuro Superiore Generale dell’Opera don Nino Minetti di Ostuni, ospite a Ceglie tra il 1947 e il 1948, che ha scritto la prefazione del libro e presenzierà alla presentazione dello stesso. 

Questo libro vuole esaltare le figure di quegli eroi che fondarono e fecero crescere l’Istituto don Guanella a Ceglie. Tra di loro moltissimi cegliesi dal nome umile o altisonante, poveri o benestanti.
Il curatore Cosimo Urso ne cita alcuni: Paola Elia, che con le sua inedite Memorie, capitate in mano all’Urso nel 2000, ha dato lo spunto a questo libro, la famiglia contadina Bellanova, che ha dato al don Guanella preziosissimo appoggio iniziale, due figli preti e una suora, Vito Gigliola (ex fra’ Vito), Pantaleone Chirico ’U Vicckjudde odontotecnico e barbiere, Pasquale Vitale di Uecckie mie carrettiere, Vincenzo Putignano Curciûle produttore di gassose, Grazia Urso di Ticckje negoziante di mobili, Chirico Crocifissa ’u Re casalinga, donna Rosina Lodedo Ricci discendente per parte di madre della famiglia romana Cenci, ’don’ Onofrio Epifani dottore, Luca Valente commendatore e commerciante di oli, Rocco Leone commerciante e neo-barone, Cosimo Nacci, insegnante.
Tutti si misero a disposizione dei Guanelliani, sconosciuti preti venuti dal Nord, chiamati Servi della Carità, nome molto affascinante e impegnativo.
Così don Mario Merlin, don Cesare Elli, don Severino Pellanda e decine di altri preti di don Guanella, poterono contare sul sostegno morale e materiale di tutta la popolazione cegliese e scrissero insieme una grande pagina di storia fatta di solidarietà, fattiva collaborazione, semplicità, povertà, umiltà, dedizione agli altri e grande spirito di sacrificio.
I Cegliesi nel povero dopoguerra trovarono un ambizioso obiettivo comune: dare un tetto, un pane ed istruzione ai bambini orfani e poveri di Ceglie e dei paesi vicini.
Fu una storica e forse irripetibile occasione. 

Il curatore del libro, allievo dell’Istituto don Guanella di Ceglie dall’ottobre 1952 al giugno 1956, ha vissuto le tre fasi cruciali dell’Istituto cegliese, quella dei primi anni nel vecchio convento dei Passionisti, quella dell’esilio nella masseria Montecchie e quella del nuovo istituto costruito sull’aia Colucci. Urso ha voluto non far passare troppo tempo per evitare che molta polvere possa ricoprire queste gloriose e dolorose vicende storiche e pertanto ha cercato di fissare con questo libro alcuni punti fermi che possano orientare un futuro e più approfondito lavoro storico quando tutti i documenti relativi verranno messi a disposizione dai Guanelliani, che, inaspettatamente, a fine agosto 2008 chiusero le loro attività a Ceglie restituendo alla diocesi di Oria la parrocchia da loro curata fin dalla sua erezione il 01.01.1965.

A Ceglie i Guanelliani sono stati per decenni il faro per tutti i ragazzi e i giovani con scuole, attività sportive, teatrali e di volontariato. Don Guanella ha accolto, sfamato ed educato più di 2000 ragazzi, non solo cegliesi ma anche di altre province pugliesi e lucane. Un tale Padre merita di essere ricordato dalle generazioni presenti e future che entreranno nella nuova chiesa parrocchiale in costruzione sullo spazio donato dai Guanelliani alla diocesi di Oria. Una statua, un altare, una nicchia o almeno una targa marmorea in suo onore è doverosa. Non conservare o distruggere la memoria storica non è da persone che vogliono considerarsi civili e riconoscenti. Lo stesso arcivescovo di Brindisi mons. Domenico Caliandro, ex allievo dell’Opera don Guanella di Ceglie, nella lunga intervista che fa da introduzione al libro, ha auspicato che le spoglie mortali di don Cesare Elli vengano tumulate definitivamente nella nuova chiesa, anche per evitare che ce le portino via da Ceglie, ha aggiunto.

Dopo la pubblicazione di alcuni inediti (le Memorie di Paola Elia e il Cronicon di don Severino Pellanda), il libro affronta la scabrosa e dolorosa vicenda del conflitto cartaceo tra Padri Passionisti e Suore Domenicane, entrambi presenti a Ceglie dalla fine del 19° secolo, contro i nuovi arrivati Guanelliani che avevano iniziato la loro opera alla metà del 1946 utilizzando il vecchio convento abbandonato dai Passionisti già 10 anni prima perché insalubre e dalle strutture murarie insoddisfacenti. Le nuove proprietarie, le Suore Domenicane, sfrattarono i Guanelliani e li costrinsero nel settembre 1953 a mandare via circa 80 bambini poveri e/o orfani e a rifugiarsi con altri 22 più sfortunati nella masseria Montecchie inadeguata sotto tutti i punti di vista per una comunità. Senza luce, senza acqua corrente, senza fognature, senza locali adatti, relativamente distante da Ceglie: unico mezzo un carrettino per andare a prendere acqua potabile e pane da Ceglie e un vecchio Motom per consentire ai preti di muoversi per le messe e altre attività religiose a Ceglie proprio nella chiesa di San Demetrio dove avverrà la presentazione del libro.

Un intenso profumo, quasi da Fioretti di S. Francesco, emana dal racconto di Paola Elia e verosimilmente invaderà il lettore sensibile fin dall’inizio. Profumo di semplicità, povertà, umiltà, dedizione agli altri, spirito di sacrificio e di collaborazione, laboriosità e persino fantasia nello stimolare il cuore della povera gente a favore dei più poveri.

Il libro poi ricorda ai Cegliesi che i Guanelliani, Servi della Carità, furono l’unica struttura che nel 1991 accolse 21 Albanesi della grande prima ondata sbarcata a Brindisi il 7 marzo. Viene integralmente trascritta la “divertente” cronaca di quei mesi, scritta dal defunto don Giuseppe Marangi, superiore di allora, che dovette subire tutte le inefficienze delle varie burocrazie coinvolte assolutamente impreparate all’evento, e lo si può capire, ma rimaste sempre inadeguate anche tre mesi dopo.

Il curatore si è imbattuto anche in un periodo un po’ oscuro dell’Opera don Guanella a Ceglie quando, forse perché all’Istituto venivano affidati dai tribunali dei minori ragazzi difficili, figli di ladri, delinquenti di ogni genere, prostitute in carcere, ecc., si pensò di affidare la responsabilità disciplinare ad una donna una certa dottoressa Dorelli.
Purtroppo i suoi metodi educativi non erano assolutamente quelli Guanelliani della familiarità, dell’accoglienza, della serenità e della gioia, seppur nell’impegno e nella serietà del lavoro. Ciononostante fu tenuta in quel posto per ben 10 anni, quando già dopo quattro era stata rilevata l’inadeguatezza dei suoi metodi. Nel libro c’è l’Amarcord di uno dei ragazzi di quell’epoca.

A questi Amarcord, mi ricordo… il curatore ha dedicato un capitolo. Due Amarcord sono stati scritti uno dal più giovane e l’altro dal più anziano dei preti Guanelliani cegliesi viventi. Quest’ultimo si ricorda di quando da bambino si inerpicava sul muro a secco del vecchio convento e vedeva giocare a pallone i bambini del don Guanella. Ingenuamente si chiedeva come mai quei bambini non erano, come lui, nelle loro case con le loro mamme.

Oltre a quella di Paola Elia, una delle colonne portanti dell’Opera don Guanella di Ceglie, il libro contiene altre 12 brevi biografie, tra cui quella del fondatore dell’istituto, il veneto don Mario Merlin, di don Cesare, di don Severino, di tutti i preti Guanelliani cegliesi defunti, di Vito Gigliola, ex fra’ Vito, e di una delle oltre 20 suore guanellliane cegliesi Suor Angelina Annese, sorella di Mario, ex consigliere regionale e provinciale ed ex sindaco di Ceglie. Angelina a circa 30 anni ebbe il coraggio di lasciare sua madre vedova con altri 14 fratelli e sorelle per seguire la sua vocazione religiosa.

Il libro esamina altresì le varie vicende che portarono alla chiusura e le diverse proposte alternative purtroppo non andate a buon fine.

Prima della ricca Appendice c’è anche una Lettera aperta a don Giacomo Lombardi, parroco della parrocchia ex guanelliana a Ceglie, e ai Guanelliani. Ci sono dei contrasti che sinceramente non si capiscono. La preghiera a tutti da parte del curatore del libro è di superarli al più presto e di dare a San Luigi Guanella e ai suoi eroici figli che hanno tanto lavorato a Ceglie per quasi 62 anni tutto il merito e la riconoscenza che loro competono da parte di tutti i Cegliesi.

Il libro: STORIA DELL’OPERA DON GUANELLA a Ceglie Messapica 1946-2008
a cura di Cosimo Urso, con la collaborazione di Michele Ciracì, Sogno Edizioni, 2015, 
368 pag. formato 16,5 x 23,5 cm, copertina in brossura plastificata opaca con alette,
oltre 100 illustrazioni di cui alcune a colori, 
pubblicazione NON commerciale per la quale, a parziale rimborso delle spese di realizzazione e di diffusione, è richiesto un contributo di € 10,00

Profilo di Cosimo Urso, curatore del libro

Cosimo (Mino) Urso è nato a Ceglie Messapica (BR) nell’aprile 1946 sotto il segno dell’ariete.
Ex allievo dell’Opera don Guanella di Ceglie, si è diplomato Perito Elettronico all’ITIS “G. Giorgi” di Brindisi. Grazie al presalario, ha frequentato per un anno la facoltà di Ingegneria dell’Università di Bari che ha dovuto abbandonare per motivi economici. Nel 1966/67 a Ceglie è stato uno dei fondatori del Circolo Universitario con sede in largo Osanna. Memorabile la prima festa della matricola nel palazzo Maggiore in via Giovanni XXIII.
Dopo il servizio militare tra i paracadutisti a Pisa e Livorno, ha rifiutato la proposta di restare tra i paracadutisti come sottufficiale ed è emigrato a Milano nel febbraio 1969 alla ricerca di un lavoro. Felicemente sposato con Anna Maria Cantoro dal 1972, ha due figli: Francesco, che si occupa di finanza e controllo, e Eleonora, pediatra.
Per più di 30 anni si è occupato prima della manutenzione e poi della commercializzazione di apparecchiature scientifiche prodotte in Germania e in USA per università, centri di ricerca pubblici e privati e per laboratori di ricerca e controllo qualità di aziende private.
Ha fornito, tra l’altro, apparecchiature ad alta tecnologia al neonato CNRSM di Mesagne, del valore di oltre 700 milioni di lire, al Centro Ricerche Ceneri dell’ENEL di Brindisi e alle Università di Bari e di Lecce, sfatando un po’ il detto Nemo propheta in patria!
Ha partecipato a Convegni e Congressi nazionali ed internazionali dove ha presentato molte memorie scientifiche.
Ha goduto e gode della stima di ex-Rettori di Università e di Professori e Ricercatori di Scienze dei Materiali e Scienze della Terra di tutta Italia.
Ex-dirigente, è pensionato dall’ottobre 2003. Vive a Verona dal 1974. Ha l’hobby dell’orticoltura e del canto.
Non ha dimenticato la sua Ceglie, cui ritorna due volte all’anno per curare i suoi 5.000 mq. di terreno piantumato, e in questo libro fa omaggio in quarta di copertina a due grandi cegliesi: Pietro Gatti, poeta dialettale, e Uccio Biondi, pittore.

Ieri e oggi...

Dalla pagina di Ceglie Bella? Sì.   La pagina che pubblica le tue foto di Ceglie Messapica

Ieri era così Piazza Plebiscito. Oggi qualcosa è ritornato.
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Ceglie Food Festival


Comunicato Stampa

Oggetto: FOOD FESTIVAL CEGLIE MESSAPICA, IL VILLAGGIO GLOBALE DEL CIBO 8-9 AGOSTO 2015

Dai grandi classici della cucina mediterranea alle raffinatezze della tavola kyotese, dalle orecchiette di grano arso ai maltagliati di Saka saka, le foglie di manioca. Dalla haute cuisine allo street food, dalla Valle d'Itria alla Corea, passando per Africa, America latina, Sol Levante e Oceano Indiano. E naturalmente Puglia, in tutti i sensi e per tutti i gusti. Appeal international per l'edizione 2015 del Food festival di Ceglie Messapica, una delle più longeve manifestazioni enogastronomiche made in Puglia di scena nelle strade e nelle piazze del borgo antico fra l'8 e il 9 agosto. Un evento a firma dell'amministrazione comunale guidata dal sindaco Luigi Caroli e dell'assessorato al Turismo coordinato da Angelo Palmisano, realizzato in collaborazione con il Gal-Alto Salento, la Mediterranean cooking school, e Il mondo nel piatto – The world in a dish. La città terra di gastronomia pioniera nelle avventure del gusto, che conserva saldamente il primato regionale di tappa golosa con il più alto numero di ristoranti recensiti segnalati consigliati, per due giorni diventerà il villaggio globale del cibo. Cuochi ed esperienze culinarie in arrivo dai quattro angoli del mondo racconteranno il cibo in tutti i sensi, in un percorso a tappe disegnato su un denominatore comune: nutrirsi godendo, ma prendendosi anche cura di sé ad ogni boccone. In largo Monterrone, dove il borgo antico letteralmente si spalanca sulle bellezze della Valle d'Itria, il cibo è sociale, in quanto frutto di collaborazioni virtuose, progetti collettivi (birrifici, cantine sociali) ma anche in quanto equo e solidale, cioè attento al rispetto di chi lo produce, lo lavora, rappresentando strumento di riscatto (sociale) come nel progetto Made in carcere, grazie al quale l'orto pret-à-porter è diventato simbolo odoroso di spezie, frutto della seconda vita delle detenute. Largo Ognissanti, scenario architettonico diviso in due spazi dialoganti ospiterà il cibo benessere, con i corner più schiettamente naturisti e salutisti del festival, con tappe per celiaci, vegetariani, vegani e crudisti. Sempre in largo Ognissanti sarà di scena il cibo nel mondo, progetto realizzato a quattro mani dallo chef Vinod Sookar e da Francesco Gioia, dove si avvicenderanno i cooking show messi in scena da cuochi in arrivo da Mauritius, Corea, Sri Lanka, Giappone, Congo e Brasile. Le cucine del mondo dialogheranno parlando la lingua di Vinod Sookar, capace di replicare con originalità “gesti antichi e popolari in più angoli del pianeta” (Identità golose); dello chef-criminologo Wicky Pryan che “in tre anni ha rivoluzionato il modo di mangiare giapponese dei milanesi, ben oltre il sushi” (Corriere della sera); la chef Victoire Bouna Gouloubi, da profuga in fuga da una guerra sanguinosa, a una passione per la cucina scoperta in Italia “che l’ha portata a lavorare con i più grandi chef stellati” e a diventare “ambasciatrice di Women for Expo” (La Repubblica); la leggerezza e la fantasia del Brasile con la cucina di Bruno Cossio e il talento di due giovanissime chef in arrivo dalla Corea, Lee jin ju e Kim min ji. Piazza Plebiscito, l'agorà, il centro di gravità permanente dove la città si incontra discute dibatte si diverte, ospiterà il cuore della cucina tradizionale pugliese, con la Med Cooking School sede per il sud Italia del corso di tecniche di base di cucina con Alma, la scuola di Colorno (Parma) diretta dal maestro della cucina italiana Gualtiero Marchesi. La chef stellata Antonella Ricci, direttrice didattica della Med Cooking School, taglierà il nastro nella prima giornata mentre domenica partirà con il cooking show dello chef Giovanni Ciresa, direttore didattico di Alma. L'antico chiostro dei Domenicani, il convento cinquecentesco dove ha sede la scuola di gastronomia, sarà aperto ai visitatori durante tutto il festival, con corsi per curiosi, appassionati e visitatori di passaggio. Lungo la traiettoria urbana di via Muri, andrà invece in scena il cibo di strada, la festa nel festival, democratica e trasversale, punto di raccordo fra il verbo gourmet e la tradizione delle sagre che da sempre saziano la fame di festa e di cose buone del popolo goloso. Insomma, dal passato remoto al futuro anteriore della gastronomia, attraversando tutti i meridiani e i paralleli della golosità: il villaggio globale del cibo, dall'8 al 9 agosto è qui.

Ceglie Messapica, 3 agosto 2015

          L’ASSESSORE AL TURISMO                                                      IL SINDACO
                    Angelo Palmisano                                                                      Luigi Caroli
                                                                   



lunedì 3 agosto 2015

Cegliestate: il programma

Un pezzo della conferenza stampa


Prima della pioggia ...

 dopo la pioggia





Ahi Cisternino ...

Cisternino 2 agosto 2015. 
Festeggiamenti in onore dei Santi Patroni Quirico e Giulitta.







domenica 2 agosto 2015

Tutta una vita camminando... ovvero

"Totta na vite camenanne"

 Il nuovo cortometraggio con Cosimo Urso
di Gianfranco Antico e Vincenzo Suma.


sabato 1 agosto 2015

Incontro con l'autore: Mario Paternostro

Lunedì 3 Agosto ore 20.00
Lounge Bar Plebiscito 51
Piazza Plebiscito Ceglie Messapica
INCONTRO CON L'AUTORE 
MARIO PATERNOSTRO
"Ceglie nei miei libri"
.. dialoga con l'autore: Pietro Maggiore

Saluti: luigi Caroli-Sindaco di Ceglie M.ca
Mariangela Leporale - Ass. alle attività Culturali
Angelo Palmisano - Ass. alle Politiche Turistiche




Mario Paternostro
Mario Paternostro è nato a Genova nel 1947 e ha esordito come giornalista sulle pagine del quotidiano "Il Lavoro". In seguito è diventato cronista politico per "Il Giornale" sotto la direzione di Indro Montanelli, ed è stato prima capocronista e poi vicedirettore del "Secolo XIX". Attualmente è presidente dell'emittente regionale ligure Primocanale e insegna Teoria e tecnica del linguaggio giornalistico presso la facoltà di Scienze politiche dell'università di Genova. Nel 2011 è uscito il suo primo romanzo Troppe buone ragioni (Il Melangolo), avventura d'esordio del commissario Falsopepe, cui ha fatto seguito Le povere signore Gallardo (Mondadori, 2013).